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Aristotele

SCIENZE:
- TEORETICHE (metafisica, fisica, matematica) - > studiano il NECESSARIO con metodo DIMOSTRATIVO e hanno come scopo la CONOSCENZA DISINTERESSATA
- PRATICHE (etica: rapporto tra individui, politica: rapporto tra individuo e comunità) - > studiano il POSSIBILE con metodo NON DIMOSTRATIVO e hanno come scopo l'ORIENTAMENTO DELL'AGIRE
- POIETICHE (arti belle, tecniche) - > studiano il POSSIBILE con metodo NON DIMOSTRATIVO e hanno come scopo la PRODUZIONE DI OPERE O LA MANIPOLAZIONE DI OGGETTI.
LA METAFISICA STUDIA
- le cause e i principi primi
- l'essere in quanto essere
- la sostanza
- Dio e la sostanza immobile
La definizione su cui Aristotele insiste di più è quella dell'"essere in quanto essere", riferendosi alla realtà in generale, cioè all'aspetto fondamentale e comune di tutta la realtà.
L'essere è polivoco.
Univoco nel senso di "qualcosa che esiste" - > non può essere perché altrimenti dire "io sono" implica che io esisto, ma "io non sono bionda" implica non solo che io non sono bionda ma anche che io non esisto perché l'essere = esistenza viene negato.
Equivoco nel senso che va inteso in modo diverso a seconda del contesto - > non può essere perché si finirebbe col non poter comunicare in nessun modo, non avendo quella parola un vero significato.
Quindi l'essere è polivoco, nel senso che, nei vari contesti, l'essere vada inteso in parte nel medesimo senso e in parte in senso diverso, ha significati particolari diversi ma un solo comune significato di fondo (significati analoghi).

Aspetti dell'essere:
- l'essere come accidente
- l'essere come categorie
- l'essere come vero
- l'essere come atto e potenza
Categorie: (caratteristiche fondamentali e strutturali dell'essere, determinazioni generalissime che ogni essere ha, modi in cui la realtà si presenta, modi con cui l'essere si predica delle cose) sostanza (uomo), qualità (bello / brutto), quantità (alto / basso), relazione (vicino / lontano), agire e subire (un'azione), dove e quando (luogo e tempo). A volte anche avere (porta le scarpe) e giacere (sta seduto).
La sostanza è la più importante perché tutte le altre la presuppongono (non ha senso dire "è alto" se non specifichiamo che ci stiamo riferendo ad un uomo), è il polo unificante.
La metafisica deve auto-costituirsi in analogia con le altre scienze. La altre scienze procedono per "astrazione" (togliendo le cose da tutti i caratteri che sono diversi da quello che esse prendono in considerazione - > principi generali / assiomi che concernono la specifica natura dell'oggetto). Così deve procedere la filosofia, riducendo tutti i significati della parola "essere" a uno solo, fondamentale. Per farlo, c'è bisogno di un principio, cioè il principio di non - contraddizione: impossibilità logica di affermare e allo stesso tempo negare un predicato intorno al medesimo oggetto, impossibilità ontologica che un determinato essere sia e insieme non sia ciò che è. Ne consegue che ogni essere ha una natura determinata e corrisponde alla sostanza.
Questo principio va assunto in virtù della sua evidenza, ma Aristotele ne dà anche una dimostrazione (confutatoria, cioè che non dimostra il principio ma nega che possa essere negato).
- uno che vuole negare il principio, deve definirsene il "negatore" - > per farlo, deve dare un preciso significato alla parola "negatore", escludendo che possa significare altro, e quindi sta rispettando il principio.
- se vuole praticare in concreto la sua negazione, allora deve contraddirsi. Ma per contraddirsi, dovrebbe dire che è sia il negatore che il sostenitore del principio e quindi cesserebbe di esserne il negatore.
- se, non potendo negare a parole il principio, decidesse di non parlare più, sarebbe comunque il suo comportamento a tradirlo: per contraddirsi, dovrebbe dire "vado a Egina" e invece si butterebbe in un pozzo, ma se andasse davvero a Egina non si contraddirebbe neanche stavolta.
- QUINDI solo un pazzo può negare coerentemente il principio, ergo quest'ultimo è dimostrato come fondamento di ogni discorso e dell'intera razionalità.
La sostanza è l'essere dell'essere, il suo significato fondamentale - > il problema dell'essere diventa il problema della sostanza.
La sostanza è l'individuo concreto che funge da soggetto reale di proprietà ("questo uomo è biondo") e soggetto logico di predicati ("questo uomo suona uno strumento"). TODE TI (questo qui), sottolinea la concretezza individuale della sostanza.
Il tode tì è un ente autonomo, ha vita propria. L'essere è quindi un insieme di sostanze e di qualità di queste sostanze.
Ognuna di queste sostanze forma un sinolo (unione indissolubile) con la forma e la materia.
Forma: natura propria di una cosa, struttura che la rende quella che è (l'umanità è la forma degli uomini).
Materia: ciò di cui una cosa è fatta, il quid (materiale ricettivo) che la compone (il bronzo è la materia della spada).
La sostanza è, al tempo stesso, l'essere dell'essenza (la cosa esistente, o sinolo) e l'essenza dell'essere (la natura della cosa, o forma): è quindi il tode tì, il sinolo concreto di forma e materia e la forma che fa sì che il sinolo sia quello che è.
Come forma, la sostanza è l'essenza necessaria di una cosa ("ciò che era l'essere" - "era" per indicare la continuità).
Bisogna distinguere la sostanza in quanto essenza dall'accidente (caratteristica casuale o fortuita della sostanza, qualità che una cosa può avere o non avere senza per questo smettere di essere se stessa - Socrate non può smettere di essere uomo ma può smettere di essere pallido / colorito, allegro / malinconico).
Accidente "per sé": qualità che, pur non appartenendo alla sostanza di un ente, è strettamente legata ad essa e deriva dalla definizione dell'ente.
La conoscenza e la scienza nascono dal rendersi conto della causa delle cose - > chiedendosi il perché di una cosa, in base alla cosa si ottengono diversi "perché" e quindi esistono diverse cause:
materiale (materia, ciò di cui una cosa è fatta, che rimane nella cosa - il bronzo è la causa materiale della spada); formale (forma o modello, essenza necessaria di una cosa - la natura razionale è la causa formale dell'uomo); efficiente (ciò che da inizio al mutamento o alla quiete, ciò che origina qualcosa - il padre è la causa efficiente del figlio); finale (scopo a cui una cosa tende - il divenire adulto è la causa finale del bambino).
Nei processi naturali la causa formale, quella efficiente e quella finale coincidono (la pianta è queste tre cause della trasformazione del seme).
Le cause sono in fondo specificazioni della sostanza globalmente intesa che è quindi la vera causa dell'essere.
CRITICA I filosofi precedenti avevano sicuramente individuato queste cause ma si erano soffermati solo su una o alcune di esse.
Platone ha richiamato l'attenzione sull'idea, cioè sulla causa formale MA, essendo le idee fuori dalle cose e quindi separate, non si capisce in che senso possano essere causa delle cose stesse. Il principio delle cose deve per forza risiedere nelle cose stesse, nella loro forma interiore. Le forme sono intese come strutture immanenti degli individui: l'umanità non è un'idea che sta nell'iperuranio ma è solo la specie biologica immanente negli uomini.
Inoltre, ammettendo un'idea per ogni concetto, ne consegue che le idee sono di più degli oggetti perché dev'esserci l'idea non solo delle sostanze singole ma anche di tutti i loro modi, caratteri - > è difficile spiegare anche le idee oltre che al mondo sensibile - > le idee sono inutili doppioni.
Infine, gli stessi argomenti con cui si dimostra l'esistenza dell'idea conducono a porre idee anche per cose negative e transitorie (che i platonici non ritenevano esistere). Lo stesso vale per il rapporto di somiglianza tra l'idea e la cosa corrispondente: per esprimere il rapporto tra l'uomo singolo e l'idea dell'uomo dev'esserci una terza idea di uomo e un'altra tra questa e l'idea dell'uomo e quella dell'uomo singolo.
Ed essendo le idee immobili, non spiegano il movimento delle cose sensibili.
Che il divenire esista è ovvio: un fiore sboccia, un uomo invecchia. Come il divenire debba essere pensato è però un problema: Parmenide diceva che il divenire è impensabile perché implica il passaggio dall'essere al non essere e quindi comporta l'esistenza del nulla. Aristotele dice invece che il divenire sarebbe irreale solo se davvero consistesse nel passaggio dall'essere al non essere: questo passaggio però non è possibile perché dal nulla non può venir fuori nulla e perché l'essere non può cadere nel nulla - > il divenire implica un passaggio da un certo tipo di essere a un altro tipo di essere. L'unica realtà è l'essere e il divenire è solo una modalità dell'essere.
Quattro tipi di movimento / divenire:
- movimento locale (traslazione, consiste nello spostamento di un corpo da un posto all'altro)
- movimento qualitativo (alterazione, avviene quando cambia una caratteristica accidentale)
- movimento quantitativo (consiste nell'accrescimento o nella diminuzione, avviene quando cambia una quantità)
- movimento sostanziale (generazione e corruzione, nascita e morte)
I primi tre movimenti sono cambiamenti nell'essere, mentre la sostanza rimane la stessa. Nell'ultimo abbiamo un cambiamento della sostanza, ma non un passaggio dall'essere al non essere perché anche la nascita e la morte vengono visti come passaggi da un tipo di essere a un altro.
Potenza: possibilità, da parte della materia, di assumere una determinata forma
Atto: realizzazione della potenza
(la nascita di un pulcino non è un passaggio dal non essere all'essere, ma un passaggio dal pulcino in potenza al pulcino in atto; uno studente delle medie è in potenza uno studente del liceo, e quando ci arriva è uno studente del liceo in atto).
Però dalle uova di gallina nasceranno solo galline e dalle uova d'aquila nasceranno solo aquile: la potenza è una possibilità a senso unico - > è la necessità a costituire la modalità fondamentale dell'essere.
Allo stesso modo però il pulcino è potenza rispetto alla gallina ma atto rispetto all'uovo - > questa catena necessita di due termini estremi: la materia prima (la materia ricettiva del Timeo di Platone, pura potenza assolutamente priva di determinazioni) e la forma pura o atto puro (perfezione completamente realizzata, la sostanza più alta dell'universo, immobile e divina, oggetto della teologia).
Prova dell'esistenza di Dio (tratta dalla teoria del movimento, inteso come possibilità di assumere nuove condizioni o forme): tutto ciò che è in moto è necessariamente mosso da altro ma non è possibile risalire all'infinito perché altrimenti il movimento da cui si è partiti rimarrebbe inspiegato - > deve esserci per forza un principio primo e immobile (primo motore immobile) che è causa iniziale di ogni movimento possibile = Dio.
Attributi di Dio:
E' atto puro, cioè atto senza potenza perché potenza = possibilità di movimento, mentre Dio è immobile.
Non ha neanche materia (perché materia : potenza = forma : atto) - > è pura forma, sostanza incorporea.
L'universo e il suo movimento sono eterni - > anche Dio è eterno in quanto causa di questi movimenti.
Come può un motore immobile muovere qualcos'altro? Dio non muove come causa efficiente, cioè comunicando un impulso, ma come causa finale, cioè come oggetto d'amore (l'amato induce il movimento dell'amante verso di sé). Dio è perfezione che esercita una forza calamitante sul mondo comunicandogli il movimento.
La materia prima è priva di forme e quindi tende ad esse, cioè alla perfezione (perché forma = perfezione) - > Dio, essendo forza = perfezione, attira a sé la materia prima. Quindi l'universo è uno sforzo della materia verso Dio, un desiderio incessante di rapportarsi alla forma, di prendere forma. Non è Dio che ordina il mondo ma il mondo che, aspirando a Dio, si auto ordina.
Dio è realtà di ogni possibilità ed entità perfetta e compiuta, che non ha bisogno di nulla perché in essa non c'è nessuno scopo irrealizzato. A questa perfezione appartiene il genere di vita più alto, cioè la vita dell'intelligenza (alla quale l'uomo si eleva raramente e Dio ne gode di continuo).
Dio, essendo perfetto, non può che pensare la perfezione = se stesso - > Dio è pensiero di pensiero (possiede da sempre per intero tutta la sapienza) e la vita divina è la più felice tra tutte.
Dio è il motore del primo cielo, ma la dimostrazione dell'esistenza di Dio si può ripetere per tutti i cieli - > Aristotele ne ammette 47 o 55 (numeri delle sfere celesti conosciute al tempo).
Il rapporto tra questi "dèi" però non è chiaro: a volte scrive che è meglio che governi uno solo invece che tanti, ma in realtà si nota un tendenziale politeismo perché il termine "divino", per i greci, significava "eterno" e "incorruttibile" ma non "unico".
La logica ha per oggetto la forma comune di tutte le scienze, cioè le modalità di ragionamento di cui le scienze si avvalgono.
Aristotele non usa il termine "logica", per designare la dottrina del ragionamento (o del sillogismo), ma usa la parola "analitica".
"Organo": termine post-Aristotelico che indicava prima la logica e poi gli scritti di Aristotele che parlano di logica.
Organon (opera di Aristotele): il titolo serve a sottolineare la funzione propedeutica o introduttiva della logica, intesa come strumento di cui si avvalgono tutte le scienze.
I concetti di un discorso possono venir disposti entro una scala di universalità e classificati con un rapporto di genere e specie.
Specie: rispetto al genere, include un maggior numero di caratteristiche ma può venir riferito a un minor numero di individui.
La comprensione (l'insieme delle qualità / caratteristiche di un concetto) e l'estensione (numero di esseri a cui si riferisce il concetto) sono inversamente proporzionali.
La scala complessiva, dall'alto verso il basso, offre quindi un progressivo aumento di comprensione e una progressiva diminuzione di estensione fino a una specie che sotto di sé non ne ha altre (specie infima) che ha la massima comprensione possibile e la minima estensione possibile: l'individuo, o sostanza prima (cioè la sostanza in senso proprio, "questo uomo", "questo cavallo"). Le sostanze seconde sono le specie e i generi in cui rientrano le sostanze prime, ma solo queste ultime sono sostanze in senso proprio e dall'esistenza di queste dipende l'esistenza delle altre.
L'estremità più in alto sono invece i generi sommi (concetti con il minimo di comprensione e massimo di estensione), cioè dieci categorie, modi generalissimi in cui l'essere si predica delle cose nelle proposizioni.
Proposizione = enunciato apofantico = enunciato dichiarativo = asserzione.
- affermative (attribuiscono qlcs a qlcs)
- negative (separano qlcs da qlcs)
- universali (il soggetto è universale, "tutti gli uomini sono mortali")
- particolari (il soggetto si riferisce a una classe particolare, "alcuni uomini sono bianchi")
- singolari (il soggetto è un ente singolo, "Hernàn è un ragazzo")
(schema pag.328)
Due proposizioni contrarie: NO entrambe vere, SI entrambe false ("tutti gli uomini sono bianchi" e "nessun uomo è bianco" sono false: "alcuni uomini sono bianchi" è vera).
Due proposizioni contraddittorie: SI una vera e una falsa.
Due proposizioni sub-contrarie: NO entrambe false, SI entrambe vere.
Modi di attribuzione di un predicato a un soggetto:
- asserzione (A è 
- possibilità (è possibile che A sia 
- necessità (è necessario che A sia
Due teoremi sulla verità:
- la verità è nel pensiero o nel discorso e non nell'essere o nella cosa ("uomo" non è né vero né falso)
- la misura della verità è l'essere o la cosa e non il pensiero o il discorso (l'uomo non è bianco perché si asserisce che lo sia ma si asserisce che lo sia perché lo è).
Ragionare: passare dalle proposizioni a proposizioni collegate tra loro da nessi e che sono le une cause di altre - > il sillogismo è il ragionamento per eccellenza.
Ogni animale è mortale
A B
Ogni uomo è animale
C A
ogni uomo è mortale
C B
B Termine maggiore: predicato nella prima premessa
C Termine minore: soggetto nella seconda premessa
A Termine medio: soggetto in una premessa e predicato nell'altra
Varie forme di sillogismo in base alla posizione del termine medio:
I FIGURA II FIGURA III FIGURA
M P PM MP
SM SM MS
= SP = SP = SP
Il sillogismo perfetto è il primo.
La validità di un sillogismo non si identifica nella sua verità: le premesse possono essere false.
Sillogismo scientifico, dimostrativo, con premesse vere, immediate, anteriori alla conclusione e causa di essa.
Le premesse si ricavano dagli assiomi (principi intuitivamente veri, comuni a tutte le scienze: principio di non contraddizione, principio di identità - A = A - e principio del terzo escluso - A è B oppure A è nonB).
Definizione: predicare di un concetto ("uomo") il suo genere prossimo ("animale") e la sua differenza specifica ("ragionevole"); focalizzare quella nota particolare che serve a individuare un ente nella sua peculiarità.
Induzione: particolare - > universale (non è necessariamente valida e quindi è priva di valore dimostrativo, si riferisce all'"universale per lo più").
Deduzione: universale - > particolare ("tutti gli uomini sono mortali", "Socrate è un uomo" - > "Socrate è mortale").
Le definizioni e le premesse in generale derivano dal nostro intelletto, dall'intuizione razionale, ma anche dall'esperienza: avendo osservato più volte che gli animali muoiono (universale "per lo più") si può comprendere che la morte è componente essenziale dell'animalità (universale "del sempre") e quindi arrivare a un enunciato definitivo ("tutti gli animali sono mortali").
Sapere delle essenze fondato su un atto di intuizione intellettuale ed esperienza.
Dialettica: procedimento razionale ma non dimostrativo e si distingue dalla scienza perché i suoi principi sono probabili (e non necessariamente veri come quelli della scienza) - > ragionamento debole, che non arriva a concludere davvero perché parte da premesse probabili. La dialettica può servire per esercitarsi nel ragionamento o nell'oratoria forense e nella politica.
Problemi: quando sono costituiti da una domanda che può avere due risposte contraddittorie, le premesse nascono dalla sfera del "probabile" e cioè dalla dialettica.
Retorica: arte generale (non specifica di nessun ambito) di produrre discorsi per convincere (e non dimostrare) mediante entimemi (sillogismi con una sola premessa - perché l'altra è ovvia). Anche la retorica appartiene al campo del "probabile"; ha una destinazione concreta, di matrice politica.
L'argomentazione della retorica non può prescindere dal contesto e dall'uditore - > bisogna tener conto anche degli aspetti emozionali che non c'entrano con la dimostrazione (e infatti la retorica non ha fini dimostrativi).
Sostanze immobili: metafisica. Sostanze mobili: fisica.
Fisica: teoria del movimento, si distinguono le sostanze fisiche in base alla natura del loro movimento.
Tipi di movimento:
- sostanziale (generazione e corruzione)
- qualitativo (mutamento o alterazione)
- quantitativo (aumento o diminuzione)
- locale (movimento propriamente detto; è il movimento fondamentale, a cui tutti gli altri vengono ricondotti)
- circolare, intorno al centro del mondo
- dal centro del mondo verso l'alto
- dall'alto verso il centro del mondo
Il movimento circolare riguarda le sostanze immutabili: l'etere (elemento che forma i corpi celesti).
Gli ultimi due tipi riguardano le sostanze mutevoli che sono soggette a generazione e corruzione (dovute dal movimento alto - basso), cioè i Quattro Elementi: acqua, aria, terra e fuoco (corpi semplici).
Teoria dei luoghi naturali: ognuno degli Elementi ha nell'universo un proprio luogo naturale, e se viene separato da esso (movimento "violento", contrario alla situazione naturale dell'Elemento) tende a ritornarci.
I luoghi naturali sono determinati dal peso degli Elementi: Terra - > Acqua - > Aria - > Fuoco (che è la sfera estrema dell'universo sublunare; sopra di esso c'è la prima sfera eterea e celeste, quella della Luna).
I movimenti non avvengono mai per caso o in base a necessità meccaniche, ma sempre per uno scopo. La natura è regolare, volta al raggiungimento di obiettivi intrinseci a se stessa e non c'è nessuna intelligenza divina che interviene.
Corpi inanimati: se non vengono ostacolati, tendono a raggiungere il loro luogo naturale.
Corpi animati: compiono il loro movimento in vista della loro piena attuazione, cioè al raggiungimento del loro stadio adulto o maturo (entelechia).
L'universo fisico è perfetto, unico, finito e eterno.
Il mondo ha tutte le tre dimensioni possibili (altezza, lunghezza, profondità) e quindi non gli manca nulla + 3 è il numero perfetto - > il mondo è perfetto. Se è perfetto, allora è anche finito (sempre perché non gli manca nulla), perché "infinito" significa "incompiuto". Inoltre, nessuna cosa reale può essere infinita: la sfera delle stelle fisse segna i limiti dell'universo, al di là dei quali non c'è spazio; nessuna grandezza fisica può essere più grande di questa sfera - > non possono esistere altri mondi oltre al nostro.
Non può nemmeno esistere lo spazio vuoto. Lo spazio non è concepibile come realtà a sé stante dai corpi, è sempre un "luogo di qualcosa" - > non esiste il vuoto intracosmico (vuoto tra oggetto 1 e oggetto 2) ma neanche il vuoto extracosmico (vuoto che "ospita" l'universo): ha senso chiedere dove si trova un oggetto, ma non ha senso chiedere dove si trova il mondo perché il mondo è tutto ciò che esiste.
Il tempo si definisce solo in relazione al divenire perché in un ipotetico universo di entità immutabili il tempo non esisterebbe. Il tempo però non è il mutamento delle cose ma la misura del loro divenire, ed essendo una misura è fondamentale una mente misurante (ma anche senza di essa, tutto avverrebbe nello stesso modo).
Il mondo è una totalità perfetta e finita - > è eterno (non ha avuto inizio né avrà fine) e sono eterne anche le specie animali, soprattutto quella umana che è ingenerata.
Visione aristotelica della fisica - > sconfitta dell'atomismo democriteo + ritardo della nascita della scienza.
Psicologia: parte della fisica che studia l'anima. Anima: forma "calata" nella materia; vivifica il corpo, fa sì che la vita in potenza risulti vita in atto.
Tre funzioni dell'anima:
- funzione vegetativa: potenza nutritiva e riproduttiva propria di tutti gli esseri viventi e soprattutto le piante.
- funzione sensitiva: sensibilità e movimento, propria degli animali e dell'uomo.
- funzione intellettiva: propria dell'uomo.
Teoria della conoscenza: oltre ai cinque sensi specifici, c'è un senso comune che serve a
- costituire la coscienza della sensazione
- percepire le determinazioni sensibili comuni a più sensi.
Sensazione in atto = oggetto sensibile (udire un suono = il suono stesso).
Immaginazione: facoltà di produrre, evocare o combinare immagini indipendentemente dagli oggetti a cui si riferiscono. Deriva dalla sensibilità ma è autonoma dagli oggetti esterni.
L'immaginazione è anche capace di fondere insieme le immagini di oggetti affini per creare un'immagine generale, come una rappresentazione schematica dei tratti comuni (fondere insieme ogni uomo trovando l'"idea" di uomo dotata dei tratti tipici di ogni uomo, senza i tratti particolari che distinguono l'uno dall'altro). L'immagine generale è quindi un'antecedente sensibile dell'universale.
Ma l'universale non verrebbe mai alla luce se non intervenisse l'intelletto, che lavora sui dati offerti dalla sensibilità e dall'immaginazione riuscendo costruire, con un processo di astrazione, concetti universali su cui si basa la nostra conoscenza. EMPIRISMO
L'intelligibile esiste nel sensibile solo in potenza e l'intelletto, in quanto tabula rasa, può cogliere questi concetti solo in potenza - > serve qualcosa che dia il via a questi processi rendendoli "in atto": questo qualcosa è l'intelletto attivo / attuale, che ha una facoltà che contiene in atto tutte le verità e tutti gli intelligibili.
Ogni azione tende a un fine buono e desiderabile: il fine e il bene coincidono.
I fini delle attività umane sono molteplici, ma il fine supremo è il bene sommo cioè la felicità.
La ricerca e la determinazione della felicità costituiscono l'oggetto fondamentale della politica.
Ognuno è felice in quanto compie l'attività che gli è propria - > il compito dell'uomo non è quindi la vita vegetativa ma la vita della ragione, l'uomo è felice solo se vive razionalmente: questa è la virtù umana. Il piacere accompagna, perfeziona, alimenta e motiva qualsiasi attività umana. I beni esteriori (ricchezza, bellezza...) possono facilitare la vita virtuosa ma non determinarla: la virtù e la malvagità dipendono solo dagli uomini e dalle loro scelte. L'uomo non sceglie il fine, ma il carattere virtuoso della sua vita dipende dalla scelta dei mezzi che egli fa in vista del fine supremo: scelta libera che dipende dall'uomo. Libero: ciò che ha in sé il principio dei propri atti, ciò che è principio di se stesso.
La scelta è condizionata dalla natura e dalle caratteristiche dell'oggetto su cui verte.
Asino di Buridano: un asino affamato si comporta secondo l'intellettualismo greco (teoria secondo cui il perseguimento del bene è conseguenza necessaria della conoscenza del bene) e, messo tra due fasci di fieno uguali, morirebbe di fame prima di decidere quale dei due mangiare, non essendoci ragioni per scegliere l'uno o l'altro.
Buridano crede infatti che la volontà segue il giudizio dell'intelletto e si decide per il bene maggiore se l'intelletto lo giudica tale, invece, se l'intelletto giudica uguali due beni, la volontà non può scegliere né uno né l'altro. L'uomo, però, può evitare di morire di fame come l'asino perché ha la libera volontà e quindi può sospendere il giudizio dell'intelletto e quindi scegliere.
Oltre alla parte razionale dell'anima, nell'uomo c'è anche una parte appetiva che è priva di ragione ma può essere dominata e diretta dalla ragione.
Due virtù fondamentali:
- Intellettiva / razionale / dianoetica (esercizio della ragione)
- Morale / etica (dominio della ragione sugli impulsi sensibili per determinare i buoni costumi)
La virtù morale consiste nello scegliere il giusto mezzo adeguato alla nostra natura, determinato dalla ragione.
Il giusto mezzo esclude i due estremi viziosi, eccesso e difetto (il coraggio è il giusto mezzo tra la viltà e la temerarietà).
La principale delle virtù etiche è la giustizia: conformità alle leggi; non è una virtù particolare ma è la virtù intera e perfetta. Inoltre, giustizia = agire in vista di un guadagno nell'ambito dei rapporti con i nostri simili e quindi può essere...
... distributiva: distribuzione degli onori o del denaro o di altri beni, in una comunità, che devono essere divisi a seconda dei meriti di ciascuno
... commutativa: contratti volontari (acquisto, vendita, mutuo, deposito...) e involontari (quelli fraudolenti come il furto, il tradimento, la falsa testimonianza, e quelli violenti come l'uccisione, la rapina, le percosse...); la giustizia commutativa è correttiva, cioè mira a pareggiare i vantaggi e gli svantaggi tra i contraenti.
Sulla giustizia è fondato il diritto, che si divide in privato e pubblico (vita associata degli uomini nello Stato), che si divide a sua volta in diritto legittimo o positivo (stabilito nei vari Stati) e diritto naturale (conserva il proprio valore ovunque anche senza bisogno di leggi).
Equità: correzione della legge mediante il diritto naturale, dovuta al fatto che non sempre nella formulazione delle leggi si possono prevedere tutti i casi (e quindi possono diventare ingiuste).
Le virtù intellettive sono l'arte, la saggezza, l'intelligenza, la scienza e la sapienza.
L'arte è la capacità, accompagnata dalla ragione, di produrre un oggetto. La saggezza è la capacità, accompagnata dalla ragione, di agire convenientemente nei confronti dei beni umani, e deve determinare il giusto mezzo in cui consistono le virtù morali. L'intelligenza è la capacità di cogliere i primi principi di tutte le scienze. La scienza è la capacità dimostrativa che ha per oggetto il necessario e l'eterno, cioè ciò che non può accadere diversamente da come accade. La sapienza è il grado più alto della scienza e contiene insieme intelligenza e scienza (dedurre dai principi ma anche giudicare della verità dei principi stessi).
La virtù come attività propria dell'uomo è la stessa felicità, la felicità più alta consisterà nella virtù più alta cioè la sapienza.
Il sapiente basta a se stesso, la sua vita è dedicata esclusivamente alla ricerca ed è fatta di serenità e pace perché non si affatica per un fine esterno ma per un fine che coincide con la stessa attività della sua intelligenza. La vita contemplativa è dunque una vita superiore a quella tipicamente umana, e l'uomo non la vive in quanto uomo ma in quanto ha in sé del divino.
L'amicizia (che comprende tutti i sentimenti di affetto e di attaccamento verso gli altri) o è una virtù o è strettamente legata alla virtù; è indispensabile alla vita ed è una "cosa bella".
Tre specie di amicizia: di utilità, di piacere e di virtù. Gli uomini che si amano per utilità o per piacere non si amano "per se stessi" ma solo perché deriva loro qualche vantaggio reciproco, e quindi queste amicizie sono molto più fragili. L'amicizia di utilità è tipica dei vecchi, che hanno bisogno di aiuto, mentre quella di piacere è tipica dei giovani che sono anche inclini all'amicizia amorosa ma cambiano spesso oggetto dell'amore. L'amicizia di virtù è invece stabile e ferma, in quanto fondata sul bene: chi è buono, ama l'amico per se stesso e non per i vantaggi che gli derivano. Questo tipo di amicizia è raro perché rare sono le persone buone.
Solo quelli che vivono in intimità di rapporti possono esercitare effettivamente l'amicizia, e infatti la lontananza lede l'amicizia.
L'amicizia è una forma di concordia che presuppone una sostanziale uguaglianza tra gli individui (possono esistere anche amicizie del tipo genitore - figlio, comandante - comandato ecc ma sono rare).
Non è necessario un grande numero di amici, ma solo il numero giusto per vivere in intimità.
L'amicizia è una forma di benevolenza ma "si ha benevolenza anche verso chi non si conosce ed essa può restare celata, l'amicizia no". Allo stesso modo, l'amicizia è una forma d'amore ma nel concetto di eros rientrano anche fattori emotivi e sessuali (e la bellezza gioca un ruolo determinante, infatti a una certa età spesso l'amore svanisce perché svanisce la bellezza).
Origine della vita associata: l'uomo non basta a se stesso, non può provvedere da solo ai propri bisogni ma non può nemmeno giungere da solo alla virtù. Quindi lo Stato è una comunità che per scopo l'esistenza materialmente e spiritualmente felice.
Ci sono individui schiavi per natura in quanto incapaci delle virtù più elevate.
Trovare la costituzione adatta a tutte le città: deve avere la base delle costituzioni esistenti e deve mirare a realizzare correzioni e mutamenti per avvicinarla a quella perfetta.
Tre forme di governo: monarchia (governo di uno solo), aristocrazia (governo dei migliori), politìa (intesa come "democrazia", governo dei molti).
Degenerazioni patologiche che avvengono quando il governo pensa ai propri interessi: tirannide (monarchia degenerata che ha come fine il vantaggio del despota), oligarchia (aristocrazia degenerata in cui i migliori sono i più abbienti), democrazia (intesa come "demagogia", politìa degenerata in cui il vantaggio di tutti è diventato il vantaggio dei meno abbienti).
Aristotele preferisce un governo democratico in cui prevalga la classe media. Ogni governo è buono purché si adatti alla natura dell'uomo e alla situazione storica.
Condizioni per cui un qualsiasi governo può raggiungere la propria forma migliore:
- la costituzione dello stato deve provvedere alla prosperità materiale e alla vita virtuosa e felice dei cittadini.
- il numero dei cittadini non dev'essere né troppo alto né troppo basso.
- la situazione geografica dev'essere adeguata.
- l'indole dei cittadini deve essere coraggiosa e intelligente (come quella dei Greci, che sono i più adatti a vivere in libertà e a dominare gli altri popoli).
- tutte le funzioni devono essere ben distribuite e si devono formare le tre classi fondamentali secondo il progetto platonico (ma esclude la comunanza delle donne).
- l'unità dello Stato (obiettivo platonico) è impossibile da realizzare perché contrasta con l'ineliminabile eterogeneità della società.
- devono comandare gli anziani perché in questo modo in età giovanile ci si rassegna all'obbedienza e con il passare degli anni si ha la prospettiva di giungere alla condizione superiore.
- lo Stato deve occuparsi dell'educazione dei cittadini, che deve essere uniforme e diretta ad allenare alla guerra ma anche a preparare alla vita pacifica, alle funzioni necessarie e utili ma soprattutto alle azioni virtuose.
Una cosa è bella quando realizza pienamente il suo scopo, che coincide con la sua forma.
I prodotti artistici devono "inventarsi" la loro finalità, ma gli enti naturali ce l'hanno precostituita perché in natura la forma è la condizione adulta, definitiva di un essere.
Organicità: la bellezza non consiste solo in una somma di elementi ma caratterizza sempre un intero, cioè un insieme organico e strutturato in maniera armoniosa.
Ordine: corretta disposizione delle parti di un oggetto.
Misura: adeguate dimensioni delle componenti di un oggetto (se qualcosa è troppo grande o troppo piccolo per essere colto dai sensi, manca la possibilità di apprezzarlo).
Queste considerazioni si riferiscono soprattutto all'adeguatezza della forma (e non dell'esteriorità): quando si coglie la forma nell'individuo, si prova piacere e si ottiene conoscenza (la sensibilità, che produce il piacere, non è dunque disgiunta dall'intelletto che ha il compito di percepire la forma).
Gli oggetti naturali sono belli in quanto hanno una finalità costruttiva.
Arte: imitazione.
Si può imitare per mezzo di...
... colori e forme (pittura)
... voce (poesia)
... suono (musica)
Si può imitare...
... persone superiori agli uomini comuni (epopea e tragedia)
... persone comuni o inferiori rispetto a quelle comuni (commedia)
... narrativamente / drammaticamente (inducendo le persone ad agire e parlare direttamente, tragedia e commedia).
Tragedia: imitazione di un'azione seria. E' fondamentale l'unità dell'azione tragica, che deve svolgersi con continuità dal principio alla fine in modo che gli eventi si colleghino e non sia possibile toglierli o cambiarli senza sconvolgere l'insieme.
L'oggetto della tragedia è il verosimile, della poesia è l'universale, della storia è il particolare.
L'arte è una rappresentazione dell'essenza delle cose ed ha funzione conoscitiva (non è illusoria come diceva Platone): il mondo sensibile imitato dall'artista non è apparenza ma realtà che può essere oggetto di sapere.
La tragedia e la musica esercitano una funzione purificatrice, liberano l'anima dello spettatore dalle passioni che rappresentano.
Interpretazioni:
- purificazione delle passioni in senso etico (sublimazione delle passioni da parte dell'arte, che mette "fra parentesi" ciò che esse hanno di deteriore)
- liberazione psicologica temporanea dalle passioni (l'uomo, vedendo rappresentata artisticamente una passione, la contempla dall'alto: il mirare a distanza le passioni negative può contribuire a liberarsene).
- de-rimozione (o ab-reazione), cioè scarica emozionale delle passioni nocive che portiamo nell'inconscio (Freud

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