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Conoscere il bene e agire bene

La filosofia aristotelica diverge significativamente da quella platonica anche riguardo l'etica. ln primo luogo, per Aristotele lo scopo per cui agiamo moralmente — il bene supremo — è qualcosa di terreno e di accessibile all'uomo, inteso come singolo e come collettività: è cioè la felicità (eudaimonia). Dunque, essere virtuosi è lo stesso che essere felici e la virtù coincide con la felicità. In secondo luogo, Aristotele nega che la conoscenza del bene di ciò che ci rende felici — sia una condizione Sufficiente per fare il bene (cioè agire virtuosamente ed essere felici). Per agire bene è infatti indispensabile desiderare il bene, volere il bene. In questo, Aristo-tele si allontana dall'intellettualismo etico di Socrate e Platone. Ne consegue una marcata distinzione tra sapienza e scienza (che sono conoscenze puramente teoriche) e saggezza (che significa saper agire bene, sapersi condurre virtuosamente in ogni situazione). Alla saggezza e alla virtù, per Aristotele, non si può pervenire attraverso uno studio teorico, ma solo attraverso l'esercizio pratico e, soprattutto, guardando all'esempio di chi è (già) saggio.

Un governo delle persone sagge, non dei filosofi

In campo politico ritroviamo la critica all'intellettualismo etico e all'idealismo anti-naturalistico di Platone. Quanto al primo aspetto, anche Aristotele ricerca la costituzione migliore; per lui, però, non è tale quella che mette il governo in mano ai filosofi: questi infatti conoscono certamente molte cose, ma per governare — questa è l'idea di Aristotele — è importante essere saggi, e non sapienti. Aristotele chiarisce la distinzione con esempi concreti: Pericle, che era un buon politico, guidò Atene con saggezza, ma non era un sapiente. Talete, Anassagora e lo stesso Socrate erano invece filosofi molto sapienti, ma non per questo avrebbero saputo reggere con saggezza e lungimiranza le sorti di una grande polis, quale era Atene nel V secolo a.C. Quanto al secondo aspetto — la critica all'idealismo espresso nella Repubblica platonica —, Aristotele ritiene che la costituzione migliore non possa coincidere con una costruzione astrattamente perfetta, ma irrealizzabile in pratica; ottima, per lui, è la costituzione che promuove effettivamente la vita virtuosa e dunque felice dei cittadini, adattandosi ai caratteri specifici (storici, demografici, culturali) di ciascuna città, alla sua particolare natura. La polis e l'autorità politica, del resto, si fondano per Aristotele sulla natura sociale dell'uomo, ma questa naturale socialità umana si esprime in forme almeno in parte differenti nelle diverse comunità cittadine.

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