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Platone – Teoria delle idee


Platone riprende il percorso filosofico avviato dal suo maestro Socrate, il quale sosteneva che l’anima grazie alla conoscenza diventa buona e virtuosa, ossia che l’anima per non commettere il male deve conoscere il bene ogni volta che deve agire. Da qui Platone si chiede cos’è il bene e come l’anima può conoscerlo. Comprende che i sensi non consentiranno mai di arrivare a un’idea unica e oggettiva del bene, poiché l’esperienza sensibile non è sostenuta da un unico principio di verità, difatti ciò che è valido per me, da una certa circostanza e un certo punto di vista, non potrebbe esserlo per altri.
Di conseguenza, la soluzione proposta da Platone è ammettere che esistono criteri di verità universali e immutabili, vale a dire validi per tutti, indipendenti dalle esperienze sensibili e dalle circostanze e questi criteri sono le idee.
Tutti noi nella nostra esperienza quotidiana esprimiamo dei giudizi sulle cose, ad esempio: Marco è buono oppure la pasta è buona, quindi noi conferiamo lo stesso aggettivo di giudizio ‘’buono’’ a diversi soggetti. Tutto ciò secondo Platone, succede perché tutti noi abbiamo l’idea astratta e universale della bontà, ossia quel criterio che ci consente di esprimere giudizi, per cui l’idea della bontà che abbiamo noi, va oltre le esperienze sensibili. Un altro esempio può essere legato al rettangolo. Nella realtà esistono tante cose che possono somigliare a un rettangolo, come un portafoglio o un quaderno, quindi le cose triangolari sono oggetto di esperienza sensibile perché sono percepite, ma nessuna di queste coincide perfettamente con l’idea di rettangolo, perché essa è oggetto della ragione e conoscenza razionale. Per questa ragione Platone deduce che noi possediamo delle idee che nella realtà non esistono, però possono servirmi a capire meglio l’esperienza che faccio quotidianamente. Inoltre, le idee hanno due caratteristiche:
- Sono universali: ovvero che tutti sono d’accordo sulle proprietà del rettangolo;
- Sono eterne: sulle proprietà del rettangolo ci hanno ragionato i pitagorici del 5 sec. a.c.
Platone procede la sua ricerca e ammette che non solo le idee sono Eterne e Universali per formulare i nostri giudizi, ma che esse hanno una propria esistenza completamente separata dalla nostra mente, infatti, le idee hanno un’esistenza autonoma rispetto al pensiero umano e sono poste in un altro mondo definito da Platone ‘’Iperuranio’’ che in greco vuol dire ‘’al di là del cielo’’. La conseguenza di questo ragionamento è la netta frattura tra il mondo sensibile cioè quello che stiamo vivendo e il mondo delle idee:
- Mondo sensibile: Cose imperfette, mutevoli, molteplici;
- Mondo delle idee: Idee perfette, immutabili, vere.
Questa divisione è segnata col nome di Dualismo che ammette due principi opposti:
- Dualismo ontologico: Fa riferimento allo studio dell'essere giacché c’è l’esistenza di due mondi, quindi si parla di due principi opposti che esistono e sono separate fra loro.
- Dualismo gnoseologico: Fa riferimento al piano della conoscenza, ci sono due tipi di conoscenze diverse di cui uno è povero mentre l’altro è elevato.
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