Falcone e Borsellino: eroi simbolo della lotta alla mafia

Dopo l'assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (1982), la lotta contro la mafia si fece più intensa. All'interno del Tribunale di Palermo si costituì un pool antimafia, cioè un gruppo di magistrati deciso ad aprire nuove indagini, usando criteri e strumenti moderni a cominciare dalle testimonianze dei mafiosi "pentiti", detti anche collaboratori di giustizia. Protagonisti di questa nuova e precisa strategia furono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tra il 1983 e il 1988, grazie ai pentiti come Tommaso Buscetta, potente boss mafioso, furono istituiti importanti processi come il maxi processo di Palermo del 1986, che vide alla sbarra centinaia di imputati per mafia. Emersero inoltre svariate relazioni tra le associazioni mafiose e il potere politico dello Stato. I giudici di Palermo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lavorarono giorno e notte per scardinare questo ramificato sistema di complicità e corruzione. Purtroppo pagarono con la vita il loro coraggio e il loro impegno. Il 23 maggio 1992 (strage di Capaci) venne ucciso Giovanni Falcone, mentre viaggiava sull'autostrada che collega l'aeroporto di Punta Raisi con la vicina Palermo; con lui morirono la moglie Francesca e tre agenti della scorta. Circa due mesi dopo, il 19 luglio 1992, un'auto imbottita di tritolo esplose in via d'Amelio. Vittima era il collega e caro amico di falcone, Paolo Borsellino. Con lui morirono cinque agenti della scorta.

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