Realismo in arte


Il movimento filosofico del positivismo influenzò, oltre alla letteratura, anche la sfera delle arti figurative → sulla sua scia infatti si sviluppò in Francia a partire dal 1840 una nuova corrente artistica chiamata Realismo.
Tale movimento artistico è oggi universalmente considerato l’inizio dell’arte moderna perché, in un' epoca segnata dalla rivoluzione industriale e da un diffuso cambiamento sociale, i pittori realisti sostituirono le immagini ideali e mitologiche dell' arte Romantica e Neoclassica con eventi di vita reale, dando maggior peso alle classi più basse della società → questo portò a raffigurazioni anche "brutte" dei momenti spiacevoli della vita, all' uso di colori scuri e terrosi ed al rifiuto delle vecchie tecniche pittoriche, come ad esempio la prospettiva.
Il principale esponente del Realismo pittorico è Gustave Coubért → egli raffigura personaggi inseriti nel quotidiano, la condizione delle classi sociali più povere e descrive la realtà nei suoi particolari anche nell'area paesaggistica dei suoi dipinti.

Il Realismo arrivò anche in Italia → in particolare tra il 1855 ed il 1870 al Caffè Michelangelo di Firenze si radunò un gruppo di pittori che, ispirandosi al nuovo Realismo parigino, dettero origine alla cosiddetta corrente dei Macchiaioli.
Il nome “Macchiaioli” deriva dalla loro tecnica pittorica → rifiuto di linee precise per contornare i disegni e soggetti costruiti unicamente per mezzo del colore, disteso attraverso larghe e intese pennellate piatte, simili a “macchie colorate”.
Tale termine fu utilizzato per la prima volta nel 1862 dalla Gazzetta del Popolo, in occasione di un'esposizione fiorentina → in realtà l'espressione fu usata dal giornalista in senso negativo, ma ai pittori piacque e decisero da allora in poi di adottarlo come identificativo del loro gruppo.
I temi ritratti dai Macchiaioli erano gli stessi del Realismo francese → la natura, che in questo caso era la campagna toscana, le scene di vita quotidiana domestica ed all’aperto, le attività e le condizioni dei lavoratori e, essendo il periodo dell’Unità d’Italia, la vita dei soldati.
Il caposcuola del movimento fu il livornese Giovanni Fattori → nei suoi dipinti è rappresentata la vita di tutti i giorni e la realtà così come essa si manifesta, per esempio contadini che lavorano o soldati, non più visti come eroi, ma come persone impegnate nei loro compiti quotidiani.
In uno dei suoi dipinti più celebri “Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta” (combattuta il 4 giugno 1859 nel corso della seconda guerra d'indipendenza, fra gli Austriaci e i Franco-Piemontesi) → in linea con la nuova corrente artistica non descrive una scena di battaglia in maniera celebrativa, ma si sofferma sulle retrovie e sul carro-ambulanza che trasporta i feriti.
Fra i numerosi artisti che fecero parte del movimento ricordiamo anche Telemaco Signorini, Raffaello Senesi e Silvestro Lega, che prediligeva dipingere figure femminili nel quotidiano.
Nel suo celebre dipinto “Un dopo pranzo” del 1860 Lega sceglie di raffigurare con un realismo quasi fotografico un soggetto quotidiano decisamente ordinario, cioè la tradizione tipicamente italiana del caffè pomeridiano → è rappresentato un gruppo di donne che chiacchierano e si intrattengono in maniera tranquilla e rilassata all'ombra di un fitto pergolato, in attesa dell'arrivo della domestica, ritratta sulla destra mentre regge un vassoio con sopra un bricco di buon caffè. Dal punto di vista pittorico Lega scelse di usare tonalità chiare, riuscendo così ad inondare la scena di una luminosità calda e diffusa, esaltata ancor di più dall'ombra del pergolato. La scena è quindi animata dal contrasto luce/ombra e la sensazione che ne deriva è quella, placida e sonnolenta, di un pomeriggio estivo nella campagna toscana.
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