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Realismo


Gustave Courbet (1819-1877) è l'iniziatore del Realismo in Francia. Dipinge la sua epoca in modo obiettivo, senza alcuna idealizzazione. Ritrae contadini, borghesi, operai con un realismo che la cultura ufficiale del tempo considera provocatorio e volgare, come il Realismo di Caravaggio nel '600. Quando, all'Esposizione Universale di Parigi del 1855, alcuni suoi quadri vengono rifiutati perché i personaggi sono giudicati troppo rozzi e brutti, egli fa costruire nelle vicinanze un capannone nel quale espone 40 dipinti. È l'atto di nascita ufficiale della pittura realista.
L'Atelier del pittore è la sintesi dei valori artistici e umani di Courbet. Le grandi dimensioni della tela ricordano dipinti accademici di moda all'epoca, affollati di personaggi storici sullo sfondo di ampie scenografie classiche. Qui, invece, nella penombra del suo atelier, il pittore raffigura se stesso al lavoro. Mettendosi al centro della composizione, diventa simbolo del nuovo ruolo dell'artista quale interprete della realtà che lo circonda.
Jean-Francois Millet (1814-1875), come Courbet, raffigura scene di vita quotidiana. La malinconia che traspare dalle sue opere evidenzia la rassegnazione al duro lavoro. Il seminatore è una figura che con il suo gesto sicuro è il simbolo della dignità del suo duro lavoro. Questo soggetto influenzerà molto Van Gogh che lo riprenderà più volte nelle sue opere.
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