Concetti Chiave
- Schlome è un giovane ebreo polacco di 16 anni che, entrando ad Auschwitz, rappresenta l'innocenza perduta dei ragazzi costretti nei lager dai nazisti.
- Schepschel, prigioniero da 4 anni, vive in un costante stato di disperazione, cercando di sopravvivere attraverso piccoli espedienti e compromessi morali.
- Henri è un prigioniero astuto e manipolativo che utilizza la pietà e il furto come metodi di sopravvivenza, mostrando una fredda determinazione nel suo comportamento.
- Le storie di Schlome, Schepschel e Henri evidenziano diverse modalità di resistenza e adattamento nell'orribile contesto di Auschwitz, mettendo in luce la lotta per la dignità umana.
- Il personaggio di Henri crea confusione in Primo Levi, che si sente attratto dalla sua intelligenza ma allo stesso tempo disorientato dalla sua natura manipolativa.
In questo appunto viene fornita un'analisi di alcuni personaggi presenti nel celebre libro scritto da Primo Levi “Se questo è un uomo”.
Se questo è un uomo: Analisi di tre personaggi del libro
Il primo personaggio preso in esame è Schlome. Primo Levi, arrivato da poco al campo di concentramento di Auschwitz, stava vagando tra la folla dei deportati in cerca di qualche voce o volto famigliare quando notò appoggiati ad una parete di una baracca due ragazzi. Avevano circa 16 anni ed entrambi avevano le mani e il viso sporco di fuliggine: uno di loro fermò Levi ed iniziò a dialogare con lui. Il giovane ragazzo si chiamava Salomone (in yiddisch “Schlome”): era ebreo polacco, da tre anni nel lager. Egli sapeva bene il tedesco ma Levi poco e perciò non capiva molto ciò che diceva: nel campo di concentramento lavorava come fabbro. Il ragazzo, dialogando con l’autore, gli chiese che mestiere facesse e dove fosse sua madre. Quando Levi rispose che lei era rifugiata in Italia, il polacco si alzò e lo abbracciò timidamente. L’autore non rivide più il giovane ma non scordò mai l’espressione grave e mite del suo volto. Schlome rappresenta tutti i giovani che, pur innocenti, sono stati condotti nei lager dai nazisti. Egli entrò giovanissimo ad Auschwitz e visse l’inizio della sua adolescenza in questo luogo di sofferenza e di morte.per un ulteriore approfondimento su "Se questo è un uomo" vedi anche qui
I sommersi e i salvati
Del secondo personaggio, Levi ne parla nel capitolo dedicato ai “sommersi” ed ai “salvati”: con questi due termini vuole identificare coloro che soccombevano e quelli che riuscivano a sopravvivere. Moltissimi sono stati i piani escogitati ed i metodi per non morire, tanti quanti i caratteri umani. Schepschel era nel lager da 4 anni: prima di essere catturato aveva visto cadere molti suoi connazionali. Tutto iniziò quando il suo villaggio in Galizia (Russia) fu assaltato e devastato: nell’assalto egli perse la moglie e 5 figli, e il suo negozio di sellaio. Da parecchio tempo si considerava solo “come un sacco che deve essere periodicamente riempito”, pensando esclusivamente a sfamarsi e a sopravvivere. Schepschel non era particolarmente coraggioso, ne’ robusto, ne’ malvagio. Inoltre non era astuto e non si prodigava molto per guadagnarsi una situazione meno precaria, vivendo solo di piccoli espedienti occasionali. Qualche volta rubava una scopa e la rivendeva al suo Blockältester (il capo-baracca). Ogni tanto se riusciva ad avere un buon numero di razioni di pane, affittava gli attrezzi da calzolaio per poi lavorare per ore. Era capace di fabbricare delle bretelle con del filo elettrico: per guadagnare qualche avanzo di zuppa aveva persino cantato e ballato davanti a degli operai slovacchi. Schepschel in fondo era un disperato che cercava solo di portare avanti la sua lotta per non soccombere. E non esitò quando ebbe l’opportunità di fare la spia, facendo fustigare un suo compagno per aver rubato: sperava, infatti, con questa soffiata di poter aspirare al posto di lavatore delle marmitte. Qui si capisce veramente a cosa erano ridotti a fare i prigionieri per sopravvivere. Per non soccombere ci si umiliava, si utilizzava ogni cosa (persino del filo elettrico), si faceva la spia se poteva essere vantaggioso. Tutti quelli che andavano nel lager non erano più considerati uomini ma cose, perdendo la loro dignità. Lavoravano come asini da soma, mangiavano poco, erano spesso spogliati per controlli medici e le loro condizioni igieniche erano scarse. É chiaro quindi che ogni prigioniero fosse pronto a tutto, pur di guadagnare una razione di pane per sfamarsi.per un ulteriore approfondimento sulle opere letterarie di Primo Levi vedi anche qua

Henri
L’ultimo personaggio è Henri: anche lui come Schepschel è menzionato nel capitolo dei sommersi e dei salvati. Egli sapeva esattamente come sopravvivere in Lager: aveva 22 anni, era molto intelligente e parlava francese, inglese, tedesco e russo. Dopo che suo fratello era morto in lager, Henri aveva reciso ogni affetto, chiudendosi in se stesso e iniziando una lotta continua per vivere. Per lui erano tre i metodi per salvarsi pur rimanendo degno di essere chiamato Uomo: l’organizzazione (intesa come procurarsi cibo o altro illegalmente), la pietà e il furto. Era il migliore nel raggirare i prigionieri di guerra inglesi che potevano essere molto redditizi. Monopolizzava il traffico delle merci inglesi, attuando così il primo metodo. Il suo vero strumento di persuasione era la pietà. Henri aveva tratti quasi femminei, occhi neri e profondi, viso glabro, riusciva muoversi con naturale eleganza ma anche agilmente “come un gatto “. Egli conosceva le sue capacità e le sfruttava con fredda determinazione per i suoi scopi, ottenendo grandi risultati. Henri capì che la pietà faceva breccia anche nell’animo più primitivo e con essa riuscì a ricavarne profitto. La sua “tattica” era questa: dava uno sguardo alla vittima, studiava che tipo di soggetto fosse, gli parlava brevemente e così l’interlocutore cadeva nella trappola. La vittima ascoltava Henri attentamente, poi si commuoveva per la triste storia del “giovane sventurato” e poco tempo dopo iniziava a “dare i suoi frutti”. Nessun’anima gli resisteva: aveva numerosi protettori tra cui inglesi, francesi, polacchi, politici tedeschi e perfino una SS. Anche in infermeria aveva dei protettori: alcuni medici lo facevano entrare e lo ricoveravano quando voleva. Poiché la pietà gli permetteva numerose amicizie, il furto gli garantiva un ancor maggior guadagno, ma di questo si confidava malvolentieri. A Levi piaceva parlare con lui: non c’era cosa che egli non conoscesse e su cui non avesse ragionato. Henri parlava modestamente delle sue “prede”; per qualche attimo pareva all’autore un uomo “caldo”, sincero, riuscendo quasi a percepire la sua umanità. Ma poi quando Henri interrompeva il loro dialogo e ritornava “alla caccia”, rivelava di sé la sua falsità, la fredda determinazione che lo rendeva “nemico di tutti”. Questo personaggio creò confusione nell’animo di Levi che pensò più volte di essere stato a sua volta raggirato e usato. Ora Henri è ancora vivo e ma l’autore si augura di non rivederlo più. É un prigioniero molto particolare nel lager. Nel libro non vi è nessun accenno alla sua vita da uomo libero. Egli, oppresso dalla morte del fratello e da quel vivere disumano ad Auschwitz, aveva deciso di utilizzare tutte le sue forze per sfruttare chi lo circondava, miseri prigionieri come lui, ingannandoli e usandoli come “uno strumento nelle sue mani”. Henri aveva cercato solamente di difendersi come poteva da questo mondo terribile, soprassedendo a leggi morali che in certe situazioni estreme vengono a meno.per un ulteriore approfondimento su "I sommersi e i salvati" vedi anche qua
Domande da interrogazione
- Chi è Schlome e quale significato ha nel contesto del libro?
- Qual è la condizione di Schepschel nel campo di concentramento?
- Come si differenzia Henri dagli altri prigionieri?
- Quali metodi utilizza Henri per sopravvivere nel lager?
- Qual è l'impatto emotivo che Henri ha su Primo Levi?
Schlome è un giovane ebreo polacco che rappresenta tutti i ragazzi innocenti deportati nei lager nazisti. La sua figura simboleggia la perdita dell'infanzia e della dignità in un luogo di sofferenza come Auschwitz, dove entrò giovanissimo e visse l'inizio della sua adolescenza (testo).
Schepschel, prigioniero da quattro anni, vive in una condizione di disperazione e umiliazione, cercando di sopravvivere con piccoli espedienti. La sua vita è caratterizzata dalla lotta per la sopravvivenza, dove è disposto a tutto, anche a tradire un compagno, per ottenere un vantaggio (testo).
Henri è un prigioniero astuto e intelligente, capace di manipolare gli altri per sopravvivere. Utilizza la pietà come strumento di persuasione e si circonda di protettori, mostrando una fredda determinazione nel suo approccio alla vita nel lager (testo).
Henri si affida a tre metodi per sopravvivere: l'organizzazione, la pietà e il furto. La sua abilità nel raggirare gli altri prigionieri e nel creare legami con i protettori gli consente di ottenere vantaggi significativi (testo).
Henri crea confusione nell'animo di Levi, facendolo sentire raggirato e usato. Nonostante la sua apparente umanità, Henri rivela una natura fredda e calcolatrice, lasciando Levi con un senso di ambivalenza e disagio (testo).