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Scheda di lettura "se questo è un uomo" Primo Levi


Titolo: Se questo è un uomo
Autore: Primo Levi
Cenni biografici: Nato nel 1919 a Torino, si laureò in chimica presso l’Università della città natale prima di subire le persecuzioni nazifasciste e, quindi, essere deportato ad Auschwitz nel 1944. Al ritorno in Italia, nel 1945, scrisse ‘Se questo è un uomo’ concluso nel 1945, un classico della nostra letteratura e, nello stesso tempo un drammatico documento del nostro secolo.
Anno pubblicazione: 1947
Spiegazione del titolo: il titolo può essere interpretato in diversi modi. La frase ‘se questo è un uomo’ si presenta anche all’inizio nelle parole poetiche dell’autore. La prima interpretazione che ho potuto ricavare dal libro è che Primo Levi si chiede, e ci chiede se può essere un uomo colui che vive nel fango, nel gelo, che muore per un sì o per un no. Ma soprattutto ci chiede se è un uomo colui che è riuscito a disumanizzare altri individui nella convinzione sbagliatissima che fossero diversi da lui.
Trama: il libro ha inizio con la cattura di Primo Levi da parte della Milizia, il 13 dicembre 1944. Viene in seguito rinchiuso in un campo di concentramento italiano, da dove parte poi con un treno ‘speciale’, dove insieme ai connazionali viaggiavano in condizioni pessime, per il campo di concentramento Buna, che esiste da un anno e mezzo. La prima sorpresa agli occhi di Primo è sicuramente il marciare duro di uomini che vede appena sceso dal treno che sembrano quasi burattini. Ben presto sarà anche lui come loro, vestito con abiti a righe. L’unico modo per sopravvivere alle SS, alla fame, alla vita nel lager consisteva nel farsi furbi. Primo lì conosce molte persone, alcune delle quali lo aiutano a sopravvivere. Ha passato momenti in Ka-Be (l’ospedale del campo) dove ha approfittato per un momento di riposo. Nel 1944 cominciarono i bombardamenti russi sul campo, i nazisti dovettero fuggire insieme ai deportati in grado di camminare e sani. Primo, che allora era ricoverato, fa tutto per salvare sé stesso e i compagni, essendo stato lasciato al campo con l’aiuto di due deportati francesi riesce a combattere il freddo e le malattie contagiose. I tedeschi perderanno sì la guerra, ma riusciranno nell’intento di uccidere l’uomo ebreo.
Ambientazione: il primo capitolo di svolge completamente all’interno del treno. In seguito le vicende sono ambientate a Monowitz, vicino a Auschwitz, in un ‘lager’ dove i deportati vivevano in dei ‘blocks’.
Personaggi: Primo Levi: autore e narratore, è il protagonista del libro. È un uomo colto, con un amore sconfinato per la propria patria, l’Italia. È un uomo semplice, che crede nell’amicizia vera che riesce a farsi coraggio fino alla fine.
Flesch: interprete tedesco-ebreo che aveva combattuto con gli italiani sul Piave (anche se personaggio secondario che Primo incontra soltanto all’inizio della narrazione)
Alberto: il migliore amico di Primo, un giovane venticinquenne italiano, intelligente e istintivo che, appena entrato nel lager, ha dimostrato una grande capacità di adattamento e di gestione dei rapporti con tutti.
Null Achzehn: il compagno di letto di Levi nel Ka-Be, un giovane privo di astuzia e che impiega tutte le proprie forze fino a crollare, senza sollevare dal suolo gli occhi.
Schepschel: viveva di piccoli furti e non ci pensava due volte a far condannare un compagno pur di avere una buona reputazione.
Lorenzo: era diverso da tutti gli altri, in quanto “non pensava si dovesse fare del bene per una ricompensa” ed è solo grazie alla sua umanità e forza che Primo non dimentica di essere un uomo.

Tematiche: la tematica principale del libro è sicuramente l’odio raziale da parte dei tedeschi verso gli ebrei, i rivali politici, gli zingari, gli omosessuali. Altre tematiche non da meno sono l’amicizia e l’amore per la propria patria.
Commento: questo libro, penso uno dei più toccanti che io abbia mai letto, incentrato sulla vita nei lager della seconda guerra mondiale, ‘sbatte in faccia’ la realtà di quegli anni. È un libro ricco di piccoli particolari che riescono a dare l’idea di come fosse atroce e dura lì la vita per i deportati. Un uomo può immaginare, può farsi un’idea di come fosse la vita lì, ma mai nessun uomo riuscirà a sentirsi come quegli uomini deportati che morivano per un sì o per un no, che vivevano nel fango, e camminavano sulla neve con scarpe troppo strette e piedi sanguinanti. La frase che mi ha colpito di più è stata: ‘a chi ha perso tutto accade di perdere sé stesso’. Ho avuto la possibilità di visitare il campo di concentramento di Natzweiler Struthof, e durante la lettura ho ‘rivissuto l’esperienza’ di camminare in quella strada scoscesa che portava i detenuti a morire.

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