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Varianti della forma di governo parlamentare


La forma di governo parlamentare si è articolata in due modelli principali: il parlamentarismo maggioritario (governo di gabinetto o del primo ministro) e il modello a prevalenza del parlamento.
Il parlamentarismo maggioritario è definito «governo del gabinetto» se prevale il ruolo collegiale; viceversa, è definito «governo del primo ministro» se prevale quello monocratico.
Questa forma di governo (monoopartitica o bipartitica) è caratterizzata dall’alternanza ciclica fra maggioranza e opposizione. L’esecutivo, il cui capo è scelto dall’elettorato, è stabile perché solitamente dispone di una compatta maggioranza parlamentare. Esempi di questo modello sono Svezia e Giappone.
Il modello a prevalenza del parlamento, diffuso nelle zone geografiche politicamente eterogenee, è caratterizzato da uno spiccato pluripartitismo. Il governo è particolarmente instabile a causa della reciproca sfiducia delle forze politiche. La composizione dell’esecutivo è affidata ai partiti presenti in Parlamento: così il gabinetto può contenere esponenti di tutti i partiti che lo costituiscono (gabinetto di coalizione) o avere la fiducia di un loro numero ristretto.

La forma di governo a prevalenza parlamentare è stata definita «assembleare». Il termine si riferisce al governo assembleare, in cui il governo viene eletto dall’assemblea e, di conseguenza, è ad essa vincolato da un rapporto di dipendenza. Questo modello si caratterizza per il rifiuto di ogni forma di collaborazione fra legislativo ed esecutivo: esso è stato adottato dalla Costituzione francese del 1793 e da quelle svizzere del 1848, 1874 e 2000.
Un’ulteriore specificazione della forma di governo a prevalenza parlamentare è quella definita «neoparlamentare» (adottata dall’Israele nel 1993), che affida all’elettorato il compito di nominare contestualmente primo ministro e assemblea.
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