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Umanesimo giuridico tra il 400 e il 500


Il XV secolo fu caratterizzato dallo scontro tra giuristi bartolisti (commentatori) e umanisti. Questi ultimi credevano che i bartolisti non fossero in possesso di adeguati strumenti di codificazione del corpo giustinianeo: ciò determinò il sorgere di un cruento scontro tra giuristi e umanisti. Di tale conflitto sono stati individuati un versante propositivo, che attiene alla riscoperta del diritto pubblico romano e la stesura di nuove edizioni critiche degli antichi codici giuridici, con particolare riferimento a quella del Digesto iniziata da Angelo Poliziano, proseguita da Lodovico Bolognini e completata da Lelio Torelli, e un versante critico, caratterizzato da accese polemiche rivolte all’opera giustinianea mosse dall’umanista Lorenzo Valla, il quale si rese fautore di un’ideologia antigiurisprudenziale.
Nel cinquecento nacque la figura del giurista umanista, studioso tenuto a conoscere la dottrina e a fornirne una pratica applicazione. L’umanesimo giuridico si sviluppò principalmente in Francia (dove si affermò la figura dei «giuristi culti», studiosi della scuola culta francese intenti a verificare l’autenticità dei testi antichi), ma la sua origine è attribuita a tre studiosi: il tedesco Ulrich Zäsy, l’italiano Andrea Alciato e il francese Guillaume Budé.
Alciato ricercava la chiarezza e la certezza del diritto: pertanto egli negò il valore delle auctoritates ed espunse la dialettica bartolista. Alciato attribuiva l’incertezza del diritto alla vastissima produzione giuridica: per questo motivo egli ridimensionò la figura del giurista e ricercò una nuova ermeneutica essenziale che potesse ridurre i testi all’osso, individuata nel «De verborum significatione».
La scuola umanistica della Francia si sviluppò durante il XV secolo. Essa era fautrice di tre diversi indirizzi: uno filologico, rappresentato da Cujas, Budè e Baron; uno sistematico, il cui massimo esponente fu Hugues Doneau, che incentrò i propri studi sull’innovazione del diritto privato, e infine uno volto alla creazione di un nuovo corpus iuris nazionale, di cui furono fautori Charles du Moulin, giurista che riteneva necessario dar vita a un nuovo sistema del diritto romano, e Francois Hotman, rappresentante dell’Antitribonianismo, dottrina incentrata sulla critica del Corpus iuris civilis e per questo fautrice della creazione di un nuovo Corpus iuris.
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