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Tutele giuridiche dei lavoratori a livello comunitario

La definizione di lavoratore offerta dall’Unione europea è molto ampia e generica. Ovviamente, al suo interno sono ricompresi anche i ciclofattorini (riders). In termini di fattispecie egli è riconducibile all’articolo 2222 del Codice civile; la disciplina applicabile, però, è quella dell’art.
2094 c.c.
Il 6 aprile 2020, il tribunale di Firenze ha riconosciuto il diritto dei riders a usufruire dei DPI, cioè dei dispositivi di protezione individuale necessari per garantire la sicurezza sul lavoro durante l’emergenza sanitaria legata alla diffusione del nuovo Coronavirus (Sars-Cov-2).
La Carta sociale europea (CDFUE) riconosciuta dalla maggior parta dei paesi europei garantisce all’art. 6 un dialogo costante fra le organizzazioni sindacali datoriali e dei lavoratori. In una vertenza riguardante l’Irlanda, il comitato sociale europeo ha stabilito (nel 2018) che chi non gode di un immediato e sostanziale potere contrattuale deve comunque poter fruire dei diritti rilevanti dalla contrattazione collettiva, a prescindere dagli inquadramenti contrattuali individuali.
Gli stessi lavoratori autonomi hanno diritto a organizzarsi per ottenere una tutela collettiva tramite la relativa contrattazione. La negazione di queste prerogative costituisce una violazione diretta dell’art. 6 CDFUE.

Il cammino che le diverse istituzioni europee hanno intrapreso verso il riconoscimento dei diritti fondamentali del lavoro prescinde dunque dal livello di inquadramento individuale. Questo percorso è stato delineato anche da alcune direttive comunitarie, delle quali la principale è stata emanata nel giugno del 2019. Essa fissa alcune regole fondamentali che riguardano soprattuto la trasparenza e la prevedibilità della sicurezza sul lavoro. Queste disposizioni mirano quindi a garantire una maggiore certezza ai rapporti di lavoro.
Si tratta perlopiù di regole minimali inderogabili volte ad assicurare i diritti che derivano dalla costituzione del rapporto di lavoro. La direttiva del giugno 2019 si applica ai lavoratori, definiti anche in questo caso tramite la nozione espressa nella sentenza Fenol.
In definitiva, è possibile affermare che, in base alla giurisprudenza descrittiva emessa dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, la tutela offerta ai lavoratori a livello comunitario è ampia proprio a causa, e quindi per merito, della sua genericità.
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