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Supplenza



Nel diritto costituzionale, la supplenza è l’istituto giuridico in base al quale il Presidente della rRepubblica, infortunato o impossibilitato a svolgere il proprio incarico, può essere sostituito ad interim dal Presidente del Senato.
Se la causa è una grave malattia o un serio intervento che lasci però sperare in una ripresa delle funzioni (senza che si configuri perciò l’ipotesi di cui all’art.
86.2 Cost.: indizione dell’elezione per sostituire il presidente in caso di impedimento permanente, oltre che di morte o dimissioni), si può anche pensare a un pieno esercizio della supplenza.
Nessuna norma dice chi e come può constatare l’impedimento quando non possa essere il presidente stesso, come normalmente accade, a dichiararlo e a firmare un proprio decreto col quale affida le funzioni al presidente del Senato.

Quando il presidente Segni fu colto da ictus nell’agosto 1964, l’impedimento venne constatato d’intesa dai presidenti delle due Camere e dal presidente del Consiglio, il che avviò la supplenza. La stessa procedura, sulla base di un ordine del giorno della Camera condiviso dall’opposizione, stava per essere seguita, previ accertamenti medici, per dichiarare l’impedimento permanente quando, dopo quattro mesi, giunse una lettera di dimissioni alla cui firma il segretario generale della presidenza della Repubblica dichiarò di avere assistito.
Oltre a Segni, si sono dimessi altri tre presidenti nella storia repubblicana italiana: Leone (1978); Cossiga (1992) e Napolitano (2015).