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Struttura di una sentenza


Una sentenza ha una struttura formale analoga in tutti i casi: di norma presenta un’intestazione, che indica l’organo istituzionale da cui è stata emessa; la numerazione progressiva, che indica il giorno e l’anno in cui la sentenza è stata pronunciata (talvolta è possibile trovare due diverse date: in tal caso viene esplicitata sia la data in cui la sentenza è stata discussa, sia quella in cui essa è stata depositata); la composizione del tribunale, contenuta nell’epigrafe, che elenca i componenti da cui la sentenza è stata emessa, e le due grandi parti (il contenuto su cui si basa la sentenza, il fatto (gli elementi discussi dalla sentenza) e la risoluzione di tale contenuto, le considerazioni del diritto); Infine è presente la decisione, cioè la sentenza effettiva, seguita solamente dalla firma in calce.
Per decidere la sentenza, generalmente, il giudice si attiene in primo luogo alle considerazioni, solitamente suddivise in paragrafi e sotto paragrafi.

Sentenza 1146 del 1988


nella sentenza 1146 del 1988, la corte costituzionale sostiene che la costituzione italiana contiene alcuni principi supremi che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale nemmeno da leggi revisionali. Tali principi sono identificati sia con i limiti espliciti alla revisione costituzionale, sia con i limiti impliciti che appartengono all’essenza dei valori supremi su cui si fonda la forma repubblicana. Pertanto, non si può negare che la corte sia competente a giudicare la conformità delle leggi anche nei confronti dei principi supremi contenuti nella carta costituzionale: la corte si deve assumere l’onere di monitorare e disciplinare la matrice suprema della costituzione italiana, in modo da tutelare i diritti inviolabili della persona, in particolare i diritti inalienabili.
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