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Concetto giuridico di reiterazione


Come già detto, tramite la sentenza 360 del 1996 la corte dichiarò illegittima la reiterazione, sia in quanto fonte alterante della separazione dei poteri (la reiterazione protratta nel tempo sottrae al parlamento la titolarità della funzione legislativa), sia poiché la reiterazione entra in contrasto con il requisito fondamentale di necessità e urgenza che giustifica l’emanazione di un decreto legge. La corte definisce il concetto di reiterazione, affermando che il decreto è reiterato se il testo è sostanzialmente identico a quello precedente o se non sono sopraggiunti nuovi fatti straordinari che giustifichino la reiterazione del decreto. La corte, inoltre, dispone che quanto detto vale solo in relazione ai decreti legge non ancora esaminati dal parlamento.
Dopo aver invalidato la reiterazione, la corte si è espressa a proposito del caso in cui non vi siano i presupposti fondamentali di necessità e urgenza. Tramite la sentenza 171 del 2007, la corte costituzionale, per la prima volta, ha dichiarato illegittimo un decreto per mancanza originaria di presupposti di necessità e urgenza. La corte ha deciso in relazione a casi straordinari in cui l’unica finalità del decreto è rivolta a un’unica persona: in questo modo viene meno il requisito fondamentale di necessità e d’urgenza.
Talvolta può accadere che, dal momento in cui la corte viene chiamata in causa a quello in cui essa si esprime, il decreto sia stato nel frattempo convertito in legge. La sentenza della corte, però, estende i suoi effetti anche alla legge di conversione. Qualora il parlamento converta un decreto legge abusivo, ciò vorrebbe dire che esso esercita in modo improprio la funzione legislativa: la legge di conversione relativa a un decreto abusivo sarà pertanto dichiarata illegittima.
Si prospettano dunque due casi distinti: tramite la sentenza 360 del 1996 la corte definisce illegittima la reiterazione, dichiarando però il vizio sanato qualora sia stata già approvata la legge di conversione del decreto; tramite la sentenza 171 del 2007, poi, la corte stabilisce che, qualora il decreto non rispetti il requisito fondamentale di necessità e d’urgenza, il decreto è abusivo e, in questo caso, l’illegittimità si estende anche alla legge di conversione ad esso relativa. A tal proposito è particolarmente rilevante anche la sentenza 22 del 2012, in cui la corte sostiene che la legge di conversione può essere giudicata illegittima anche se vengono introdotte come modifiche al decreto norme del tutto eterogenee rispetto alla materia oggetto del suddetto. Come già stabilito dalla legge 400 del 1988, quando il parlamento esercita la funzione legislativa in relazione a una legge di conversione, esso può emendarne il testo. La procedura di conversione di legge di un decreto richiede tempi molto rapidi e ciò condiziona e giustifica le procedure necessarie e urgenti presupposte ai decreti legge. Il parlamento, però, non può inserire in alcun caso riforme o emendamenti che attengano a una materia diversa (eterogenea) a quella disposta dal decreto: facendo ciò, esso eserciterebbe in modo improprio la funzione legislativa e la legge di conversione sarebbe pertanto dichiarata invalida.
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