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Significato e obiettivi dell’attività finanziaria



Nel XX secolo l’economista italiano Cesare Cosciani ha fornito una definizione esaustiva di diritto finanziario. L’espressione attiene all’attività finanziaria, dunque contabile, dello Stato e degli altri enti pubblici non economici.
Sono tali gli enti che non esistono al fine di produrre ricchezza ma, al contrario, sono finalizzati a perseguire obiettivi macro-economici, amministrativi e istituzionali: sulla base di tale distinzione è possibile discernere con assoluta chiarezza gli enti pubblici (come lo Stato) da quelli privati (ad esempio le imprese).
L’attività finanziaria dello Stato si concretizza in primo luogo nella distinzione tra entrate e spese: le entrate sono le risorse economiche di cui lo Stato dispone e delle quali si serve per autorizzare e impegnare le spese, raggiungendo in questo modo determinati obiettivi di natura amministrativa e contabile.

Il diritto finanziario è oggetto di studio da parte di molteplici discipline connesse non solo al mondo giuridico, bensì anche a quello politico e sociale: si pensi, ad esempio, alle scienze microeconomiche e amministrative.
L’attività finanziaria dello Stato si concretizza, in secondo luogo, nell'approvazione della legge di bilancio. Il raggiungimento di questo risultato implica l’instaurarsi di un rapporto dialettico fra i due principali organi politici dello Stato: Governo e Parlamento.
Il governo detiene la cosiddetta riserva di competenza: ciò vuol dire che è l’unico ente autorizzato a inviare, entro il 20 ottobre di ogni anno, il disegno di legge di bilancio alle Camere per l’approvazione.
Il Parlamento, da parte sua, detiene una riserva di legge assoluta (art. 81 Cost.): è l’unico organo che può approvare la l.b.