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Sicurezza sul lavoro

La sicurezza è un’attività che consiste nel fare prevenzioni degli infortuni. Le imprese industriali e artigiane, segreterie richiedono delle competenze e la sicurezza e qualcuno la deve gestire ed è fatta da tanti adempimenti burocratici amministrativi. La sicurezza è una competenza che sul mercato del lavoro può essere spesa. La sicurezza deve essere organizzata cioè un sistema costituito da persone e funzioni, ha lo scopo di eliminare gli infortuni. Questa organizzazione deve essere fatta in azienda indipendentemente dal numero dei dipendenti e anche dalla tipologia di attività. Un'altra finalità è quella di realizzare nei luoghi di lavoro dove si può lavorare in condizione di benessere e di piena salute. La salute è una condizione di benessere fisico-psichico e sociale; senza nessuna malattia.

L’organizzazione (organigramma della sicurezza) è composta da persone che svolgono determinate funzioni. Ci devono essere delle figure obbligatorie:

• Datore di lavoro che è al vertice dell'organigramma, ha due caratteristiche che lo distinguono dagli altri e lo fanno il soggetto più responsabile, ha il potere di decidere e scegliere, il potere di spendere, e il portafoglio dell’azienda ce l'ha lui. Nelle micro imprese (meno di 30 lavoratori) il datore di lavoro può svolgere lui direttamente la funzione di responsabile servizio prevenzione protezione e la funzione agli addetti.
• Responsabile del servizio prevenzione-protezione, è al di sotto del datore di lavoro e viene scelto dal datore di lavoro. E' un lavoratore interno all’azienda ma quando l’azienda ha meno di 15 lavoratori può anche essere un lavoratore esterno (territoriale).
• Addetti all’antincendio, all’emergenza e al primo pronto soccorso.
• Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza deve essere presente in tutti i luoghi di lavoro e viene scelto dal lavoratore. Il rappresentante è colui che si prende l’incarico di rappresentare gli altri e di esporre le idee di tutti. Ci sono tre categorie di rappresentanti:
- Rappresentante dei lavoratori interno, che è un lavoratore dell’azienda.
- Rappresentante territoriale, non rappresenta le esigenze di molte aziende e neanche di una. Il rappresentante territoriale è presente nelle aziende di piccole dimensioni.
- Rappresentante di sito, è un rappresentante per la durata del lavoro.
La carica del rappresentante interno e di quello territoriale dura tre anni. Il rappresentante viene consigliato dal datore di lavoro in occasione della valutazione dei rischi. Altro momento di consultazione è quel momento in cui viene istituito l’organigramma aziendale.
La rappresentazione è esclusivamente limitata dalla sicurezza del lavoro. Per svolgere la funzione di rappresentante egli deve partecipare a un corso di formazione di minimo 32 ore. Le spese di carattere sanitario, di formazione, le visite specialistiche, sono tutte a carico dell’azienda.
Quando il rappresentante giudica che la prevenzione riguardante i rischi dell’azienda non è adeguata ovvero tale da proteggere i lavoratori può rivolgersi all’organo di controllo. Gli organi di controllo e di vigilanza sono principalmente tre:
- AUSL: (organo principale) la sanità sul territorio è gestita dall’AUSL. All’interno di essa ci sono degli uffici composti da un personale che vigila sui posti di lavoro. Questi uffici sono il P.I.S.L.L. (Prevenzione, Igiene, Sicurezza, Luoghi, Lavoro). Ai componenti degli uffici del P.I.S.L.L. viene detto che possono essere U.P.G. (ufficiali di polizia giudiziaria).
- Il secondo organo di controllo è il D.P.L.: è la direzione provinciale del lavoro, all’interno di essa ci sono gli ispettori del lavoro che sono anche loro U.P.G.; senza questi non possono fare eventuali verbali.
- Il terzo organo di controllo comprende i vigili del fuoco.

Figure non obbligatorie:
o Preposto è un lavoratore, scelto dal datore di lavoro, che da ad altri lavoratori delle disposizioni nella fase operativa. Si può identificare come capo ufficio, capo reparto, capo officina. Gli obblighi dei preposti sono:
- Verificare, controllare che i lavoratori rispettino gli obblighi.
- Il preposto verifica che siano rispettate le procedure, le disposizioni che l’azienda da.
o Medico competente deve avere una specializzazione particolare, deve essere un medico del lavoro e viene scelto dal datore di lavoro.

Valutazione rischi e obblighi del datore di lavoro
L’adempimento fondamentale del datore di lavoro è la valutazione dei rischi, ovvero conoscere le cause, i fattori che portano al pericolo all’interno dell’azienda. Le nomine sono atti formali ovvero documenti che devono essere presentati in ogni luogo di lavoro.

Il punto di partenza è quello di conoscere quali sono i pericoli e i rischi allo scopo di eliminarli e se non è possibile eliminarli bisogna metterli nella condizione di non nuocere al datore di lavoro.
Il pericolo è tutto ciò che può provocare un danno al lavoratore. Tutto è pericoloso perché per esempio se io prendo degli occhiali al primo impatto dici non sono pericolosi però se io li tiro agli occhi di una persona possono fare male e quindi sono pericolosi. Quindi cosa si deve andare a pensare? Innanzitutto alla probabilità che questo fattore di rischio provochi un danno e qual è la dimensione del danno.
I rischi più diffusi nella nostra provincia che gravano danni sono:
• Cadute dall’alto: ovvero cadute che avvengono da una quota superiore a 2 metri quindi che sono mortali.
• Investimenti da materiali: mi cade addosso un attrezzo da essere mortale.
• Contatto/afferra mento da organi in movimento: è una situazione molto diffusa che consiste nel lavorare con macchine prive di protezione.
• Contatti con elementi in tensione: contatto dei lavoratori con l’energia elettrica.
• Esposizione a cancerogeni: sostanze che possono provocare tumori che si depositano nelle fosse paranasali (amianto, polveri del legno duro)
• Esposizione a sostanze chimiche pericolose: tante sostanze che vengono usate sia in azienda ma usate anche in casa sono pericolose.
• Sovraccarico del muscolo scheletrico: i muscoli, le articolazioni, i tendini sono sottoposti a uno sforzo troppo intenso che alla fine può provocare gravi danni, un esempio il movimento manuale e movimenti ripetitivi (parrucchiere)
• Esposizione a rumore e vibrazioni: ipocusia è una perdita parziale o totale dell’udito , è un danno grave e permanente.

Il documento di valutazione dei rischi deve essere presente in tutte le attività, se questo documento mancasse, ad esempio, il preside della scuola rischia da 4 a 8 anni di reclusione o pena alternativa cioè da 2400 a 6400 euro di multa. Il documento ci dice se nell’attività c’è l’obbligo o no di avere il medico. Come si fa a determinare se il medico deve esserci o no? Per fare questo si conta il tempo di esposizione cioè se per esempio il lavoratore sta davanti ai monitor da 20 ore in su alla settimana noi dobbiamo avere il medico.

Un secondo obbligo del datore di lavoro è quello di informare (ovvero che possiedo una conoscenza), formare (possiedo il saper fare, cioè s'intende che io incido sul comportamento del lavoratore) , addestrare (cioè l'uso corretto di un attrezzo, consultando il libretto) i lavoratori perché il legislatore non accetta che i lavoratori ignorino quelli che sono i rischi a cui sono esposti; i lavoratori non devono solo saperli ma anche sapere cosa è stato fatto.
Il datore di lavoro deve dimostrare che la valutazione l’ha fatta, deve mettere su un registro il giorno, l’ora, gli argomenti e le firme dei lavoratori che hanno partecipato al corso di formazione.
Il libretto formativo è un libretto in cui è riportata la carriera sia formativa che scolastica e ci saranno le competenze che ho acquisito in questo corso; ognuno avrà intestato il libretto.

P.I.S.L.L. (Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro) è l’organo di controllo, un ufficio composto da operatori che hanno il compito di verificare l’applicazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Hanno una caratteristica particolare: quella di essere U.P.G (Ufficiale di Polizia Giudiziaria) e il prefetto gli da l’autorità per sanzionare il colpevole di quella norma non rispettata. È una caratteristica che gli da la possibilità di entrare in un azienda e non gli può essere impedito di entrare nei luoghi di lavoro, senza bisogno di avere alcuna autorizzazione. Quando veniamo assunti dobbiamo sottoporci a una visita medica che ha la funzione di verificare se siamo fisicamente idonei a svolgere una determinata mansione e viene stabilita dalla medicina del lavoro. Due operatori di P.I.S.L.L entrano nel luogo di lavoro, il loro compito è quello di verificare se vengono rispettare le norme. Fanno un giro nell’azienda e vedono quello che può essere pericoloso. Mettiamo che avvertono dei rischi per i lavoratori, ne prendono nota cercano il responsabile, tornano in ufficio e redigono un verbale e questo viene fatto in tre copie: la prima viene inviata al presunto colpevole, la seconda rimane in ufficio e la terza viene inviata a un pubblico ministero, in quanto nella sicurezza del lavoro si applica il codice penale. Le caratteristiche del codice penale sono due: la prima è personale ed è sempre una persona fisica che risponde (datore di lavoro) la seconda è quella di proporre una pena alternativa; l’alternativa sta fra l’arresto o l’ammenda. Il datore di lavoro viene sanzionato o con l’arresto da 4 mesi a 8 mesi o da 2400 a 6400 euro.

Medico competente
Il medico competente è tale perché deve avere una specializzazione nella medicina del lavoro, ma non è obbligatorio in tutte le attività. È la valutazione dei rischi che stabilisce la presenza del medico competente. La funzione del medico è quella di attivare la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, questa sorveglianza consiste in visite e analisi periodiche, cioè devono essere ripetute. Per ogni lavoratore crea una cartella sanitaria, è un documento che riporta i risultati di tutte le visite e degli analisi, sia quelle lavorative sia quelle precedenti o extra lavorative. La cartella sanitaria deve essere conservata in una busta chiusa. L’analisi è una ricostruzione di tutte le patologie che ha avuto il lavoratore dalla nascita ad oggi. La cartella sanitaria contiene i dati sensibili cioè i dati sottoposti alla privacy, ovvero che il contenuto della cartella può essere reso noto soltanto al lavoratore e al medico. Un altro documento che fa il medico competente è il protocollo sanitario: l’insieme delle analisi, delle visite, dei rischi e delle periodicità delle analisi delle visite. Il protocollo sanitario è un documento che tutti in azienda devono conoscere, non è soggetto alla privacy. Tutte le possibili visite vengono fatte una volta l'anno e sono:
• Di fronte ai rischi del rumore la rispettiva visita è l’audiometria: la misurazione della capacità di udire.
• Di fronte al rischio chimico la rispettiva visita è la spirometria: corrisponde all’analisi del sangue e all’analisi dell’urina.

Terzo documento del medico: alla fine della visita sportiva viene rilasciato il certificato di idoneità alla mansione. Il protocollo sanitario e il certificato di idoneità alla mansione sono di dominio pubblico.. Alla fine della visita ci sono tre risultati: idoneo, non idoneo e idoneo con prescrizione. Tutto questo serve per controllare lo stato di salute del lavoratore, le visite sono:
 Visita preventiva: deve stabilire l’idoneità della mansione prima di mettere a lavorare il lavoratore
 Visita preventiva in fase pre-assuntiva: la visita preventiva può essere richiesta dal lavoratore in fase pre-assuntiva
 Visita periodica: è quella prevista al cambio di mansione, è necessario sottoporsi ad una visita per vedere se sono idoneo a svolgere un'altra mansione
 Visita straordinaria è quella che avviene su richiesta del lavoratore (es: se lui pensa che un rischi gli possa fare un danno)
 Visita al rientro a lavoro dopo un assenza continuativa superiore a 60 giorni indipendentemente dalla malattia che ha avuto. Al 61esimo giorno di conseguenza scatta la visita.
 Visita al termine dell’attività: se il lavoratore è stato esposto ad agenti cancerogeni (ovvero va in pensione o cambia attività).

Nessuna visita è a carico del lavoratore ma sono carico dell’azienda anche le analisi. Queste sette visite sono quelle previste per la tutela del lavoratore, il medico dovrà visitare almeno una volta l’anno il luogo di lavoro. Il medico deve partecipare alla valutazione dei rischi, alla formazione, all’informazione e all’addestramento dei lavoratori.

Addetti all’antincendio, all’emergenza e al pronto soccorso
Gli addetti all’antincendio, all’emergenza e al pronto soccorso sono figure obbligatorie, devono essere presenti in tutte le attività, ad individuarli è il datore di lavoro. Un addetto non può rifiutare questa designazione a meno che non sia un valido motivo. Questi incarichi non sono retribuiti ma li svolge gratuitamente. Gli addetti devono ricevere una formazione, che può avere la durata di 4, 8 o 16 ore, le ore dipendono dal livello di rischio d’incendio nell’attività. Il livello di rischio d’incendio può essere basso, medio o elevato; il livello di rischi del Capitini è medio perché ci sono più di 100 persone presenti, quindi il livello del rischio d’impresa dipende dal numero di presone. Se c’è la presenza di lavoratori diversamente abili, se i rischio d’impresa è medio, diventa elevato perché questi down devono essere accompagnati da altre persone. Il decreto ministeriale 151 nel 2011 individua le 80 attività a rischio d’incendio, se svolgiamo una delle attività fra queste rientriamo nel rischio medio. A rischio basso, l’estintore deve esserci.
Gli addetti al pronto soccorso sono dei lavoratori; ci sono aziende nelle quali questa funzione viene svolta dal datore di lavoro quando l’azienda non supera i 30 lavoratori. Gli incaricati devono avere formazione, informazione e addestramento. Le ore di formazione sono di 12 o 16 dove ci sono maggiormente rischi (esempio nell’edilizia). In tutti i luoghi di lavoro deve esserci un pacchetto di medicazione o una cassetta di medicazione che deve avere determinati contenuti. Una differenza tra l’addetto all’antincendio e l’addetto al pronto soccorso è quella che l’addetto all’antincendio una volta fatta la formazione questa è valida sempre, mentre il pronto soccorso deve dare un aggiornamento di 4 ore ogni 3 anni. Sono la parte pratica del corso delle 12 ore e gli viene insegnato come si fa il massaggio cardiaco ecc. la formazione prevede al termine un attestato dai vigili del fuoco.

Noi siamo lavoratori quando utilizziamo attrezzature della scuola, in quel momento siamo equiparati a lavoratori (laboratorio di chimica, laboratorio di informatica); per attrezzature si intende tutto ciò che adoperiamo per lavorare. Il lavoratore è il soggetto tutelato dalle normative sulla sicurezza del lavoro. Il lavoratore ha degli obblighi da rispettare. Innanzitutto ad ogni obbligo può corrispondere una sanzione, il lavoratore rischia fino a un mese di reclusione o una sanzione da 200 a 600 euro di ammenda.
Gli obblighi sono:
 Il lavoratore deve rispettare le disposizioni che gli vengono date dall’azienda
 I lavoratori devono utilizzare correttamente attrezzature e macchinari, sostanze chimiche e preparati pericolosi, mezzi di trasporto e dispositivi di protezione. Bisogna utilizzare le attrezzature in maniera conforme ovvero nel modo in cui è specificato all’interno del libretto di manutenzione e d’uso delle attrezzature.
Per sostanze chimiche si intendono i prodotti contrassegnati da simboli particolari (la croce). Vi è una differenza: se viene acquistato da un cittadino qualunque o se viene acquistato da una azienda in questo caso all’azienda viene consegnato oltre al prodotto, una scheda di sicurezza del prodotto nel momento in cui viene acquistato ed è gratuito. È composta da 16 voci ci dice come comportarsi nel caso in cui una sostanza viene a contatto con una parte del corpo, quali sono i mezzi di protezione?

 I lavoratori devono utilizzare i mezzi di trasporto, l’utilizzo corretto è dato dalla formazione e dall’addestramento.
 Utilizzare correttamente i sistemi di sicurezza ad esempio il carter: il lavoratore non può entrare in contatto con organi in movimento del macchinario o del mezzo di trasporto ad esempio un montacarichi e quindi ci sono delle sicurezze che glielo impongono.
 Il lavoratore deve adoperare i dispositivi di protezione individuali come il casco, le scarpe antinfortunistiche e i guanti.
 Il lavoratore deve comunicare immediatamente al datore di lavoro o al dirigente eventuali deficienze di queste attrezzature (la parola deficienza significa mancare, mancanza).
 Il lavoratore deve adoperarsi in caso di urgenza secondo le proprie competenze. L’urgenza si verifica nel caso in cui ci sia un infortunio, un malore, anche nei casi di emergenza, in caso di terremoto, di incendio. In questi casi il lavoratore deve adoperarsi ma il legislatore chiede dei confini cioè chiede di non fare gli “eroi” (es. se non siamo medici non bisogna inventarci di essere un medico).
 È vietato manomettere i dispositivi di sicurezza delle macchine, è un reato penale.
 Il lavoratori sono obbligati a sottoporsi alle visite mediche previste dal protocollo sanitario.

Lavoro al video terminale
Per lavoro al video terminale si intende colui che utilizza un’attrezzatura munita di video terminale in modo sistematico per 20 ore settimanali. Il tempo di esposizione è il tempo effettivo, ovvero alcuni tempi sono compresi altri no quindi bisogna detrarli come per esempio se uno che è esposto al computer gli suona il telefono, quel tempo che lui è al telefono gli va detratto.
Queste 20 ore possono essere continuative o frazionate. Se sto al computer 4 ore ho diritto di una pausa di 15 minuti ogni 2 ore. Nel caso in cui ci sia un esposto occorre incaricare il medico competente di sottoporre il lavoratore a una visita che stabilisca l’idoneità alla mansione. La visita a cui viene sottoposto consiste in due visite:
- La prima agli occhi, quindi oculistica in cui vengono misurati i decimi.
- La seconda all’apparato muscolo scheletrico generale.
A conclusione di queste visite il medico stabilisce se il lavoratore risulta idoneo, non idoneo, idoneo con prescrizione (deve indossare gli occhiali), idoneo con limitazione (limitare il tempo di esposizione).
Nel caso in cui il lavoratore sia idoneo e non abbia più di 50 anni, farà la successiva visita medica dopo 5 anni. Nel caso in cui è idoneo o con limitazione o con prescrizione, ed è superiore a 50 anni la visita successiva la farà dopo 2 anni. Il rischio non nasce dal fatto che il monitor da vita a radiazioni e campi elettrici. Nasce dal fatto di stare a lungo in esposizione al monitor e quindi crea stanchezza visiva e questo può favorire l’emergere di situazioni congenite. Gli accorgimenti sono: evitare al massimo i riflessi sullo schermo, sono il nostro nemico principale, e questo si ottiene attraverso il posizionamento dello schermo verso le fonti luminose naturali. Lo schermo deve essere posizionato a 90° rispetto alla fonte luminosa naturale. Mentre rispetto alla fonte artificiale la posizione del monitore deve essere verticale possibilmente 2 luci una da un lato e una dall’altro. Ogni volta che l’occhio incontra zone con maggiore o minore luce deve sapersi adattare. Un altro accorgimento è quello di realizzare un uniformità di luce in tutto il locale. In questo modo quando volto lo sguardo l’occhio si stancherà meno.
Nei locali in cui sono presenti i computer le finestre vanno dotate di tende in modo da evitare il soleggiamento diretto. Ci sono altri accorgimenti che sono quelli di evitare le superfici riflettenti per esempio il bianco è parecchio riflettente e il laccato. Le tinteggiature vanno fatte con tinte naturali e non sintetiche perché sono inquinanti, per realizzare una condizione buona in un locale che ospita computer bisogna garantire un ricambio dell’aria pari ai 28 metri cubi ogni ora. Questo si ottiene facilmente o attraverso impianti di condizionatori oppure aprendo la finestra o la porta per almeno 5 minuti. L’apertura della finestra mi altera due parametri: l’umidità nell’aria, che deve essere dal 30 al 50 percento. L’umidità è la quantità di acqua nell’aria. L’altro valore è la temperatura, è difficile trovare una temperatura che vada bene a tutti. Allora si da un valore di 20. Un terzo valore che però non consideriamo è la velocità dell’aria.
Tutto questo che abbiamo detto serve a limitare l’affaticamento visivo.

Invece per quanto riguarda la visita muscolo scheletrico le posture ovvero le posizioni incongrue quando si sta davanti al monitor. Possiamo tenere posizioni corrette se abbiamo delle attrezzature idonee.
1. Sedia che deve essere stabile, e deve avere le ruote;
2. Seduta deve essere regolabile in altezza in modo da consentirci di avere una migliore posizione seduta ovvero quando abbiamo la gamba a 90°;
3. Schienale deve essere separato dalla seduta in modo che posso aumentare la superficie della seduta, magari per le persone più robuste lo schienale deve essere regolabile per lo meno di 15°;
4. Piano di lavoro deve essere regolato alla persona cui lavora: un lavoratore non può utilizzare un computer portatile per più di 20 ore, mentre quello stabile si. Questo piano di lavoro deve essere ampio in modo da entrarci tutto;
5. Tastiera deve essere lontana dall’orlo del piano, questo perché mi consente di digitare tenendo gli avambracci posati;
6. Distanza ideale degli occhi dallo schermo è da 50 a 70 centimetri;
7. L’altezza dello schermo rispetto agli occhi deve stare un paio di centimetri al di sotto dell’altezza degli occhi;
8. Schermo deve stare di fronte;
9. Rapporto uomo – macchina: il lavoratore deve essere in grado di padroneggiare, quindi senza difficoltà, il software ovvero il programma su cui lavora.

La malattia professionale molto presente è l’ipocusia: diminuzione della capacità di udire e la causa è il rumore. Le vibrazioni del rumore sono irregolari mentre nel caso del suono sono regolari. Il suono è generato da delle vibrazioni meccaniche che si diffondono attraverso l’acqua, l’aria ecc.
Le vibrazioni del suono non si possono diffondere nel vuoto, hanno sempre bisogno di un mezzo per esempio l’acqua o l’aria. Nel vuoto il rumore non esiste. Un suono ha una sorgente e una ricevente.
Tra le caratteristiche del suono vi è la potenza, la frequenza, l’intensità. Queste hanno unità di misura diverse per la potenza uso il decibel, la frequenza uso l’Hertz per l’intensità il Bolt.
A nuocere al nostro apparato uditivo è la potenza. Vi è un limite imposto dal legislatore che gli vengono indicate dalla medicina che è di 80 decibel. Se è quindi inferiore a 80 decibel, il nostro apparato uditivo non subirà danni. Se è superiore c’è il rischio dell’ipocusia e questo crea danni anche ad altri apparati. Se si sta dentro un locale con più di 80 decibel per esempio discoteca, non si può essere persone lucide perché le vibrazioni mi scombinano dentro. Come faccio a sapere se in un luogo di lavoro questi decibel ci sono? Utilizzo il fonometro, perché se è inferiore a 80 decibel non ho obblighi, da 80 a 84.9, il datore di lavoro ha l’obbligo di fare azioni per proteggere i lavoratori e le azioni sono informare formare e addestrare. Informare e formare serve rendere consapevole il lavoratore dei decibel. Un secondo obbligo è quello consegnare ai lavoratori i dispositivi di protezione individuale (DPI) che possono essere le cuffie, i tappi, l’archetto. Qui rientra l’addestramento. Il datore di lavoro deve addestrare i lavoratori a mettere correttamente i dispositivi. Il lavoratore non ha l’obbligo di indossare il dispositivo. Inoltre il datore di lavoro mette a disposizione la sorveglianza sanitaria cioè la visita. Quindi da 80 a 84.9 decibel la visita non è obbligatoria ma solo se il lavoratore la richiede e si chiama visita straordinaria. Ha l’obbligo di intervenire alla fonte del rischio.
Nel caso in cui il rumore superi gli 85 decibel ci sono tutte queste cose ma in più interviene la sorveglianza sanitaria che è obbligatoria e inoltre i lavoratori sono obbligati a indossare i dispositivi.
Il lavoratore non può essere esposto a una potenza sonora superiore a 87 decibel.

Rischio chimico
Il rischio più importante in assoluto è il rischio chimico cioè che deriva dall’esposizione a sostanze chimiche. Sono lavoratori che lavorano in prossimità di sostanze chimiche che le prendono o tramite inalazioni, o per contatto cutaneo (cioè attraverso i pori della pelle), o attraverso ingerenza. Non tutte le sostanze sono pericolose, per individuare l’esistenza della pericolosità c’è l’etichetta del prodotto che devono obbligatoriamente tenere delle informazioni che sono stabilite dalla direttiva comunitaria.
Etichetta tipo di un prodotto pericoloso
Tre sono i casi a cui bisogna tenere conto:
• Bisogna vedere se nell’etichetta sono riportati uno o più simboli;
• Le frasi R sono delle indicazioni di rischio seguite da un numero e da una frase, sono 69 e ci danno un’indicazione di pericolosità del prodotto. Alcune R indicano dei livelli di pericolosità molto importante, alcune individuano le sostanze cancerogene (R-45;R-49) che provocano il cancro per inalazione. Un’altra importante è la R-40 che indica un prodotto effettivamente cancerogeno e lo stabilisce lo IARC che è un organismo che ha sede a Lione e che classifica le sostanze cancerogene per conto della comunità Europea. Le classifica in tre categorie:
1. sostanze certamente cancerogene;
2A. sostanze possibilmente cancerogene;
2B. sostanze probabili cancerogene;
3. sostanze in fase di accertamento;
In Italia la direttiva comunitaria è arrivata nel 2000, per definire che quella sostanza è cancerogena o no ci vogliono molti anni, tante ricerche e idee contrapposte.
L’altro aspetto è quello dell’amianto, respirare le polveri di amianto, il fumo della saldatura, la polvere del legno duro e anche le polveri del cuoio.
La R-46 può provocare alterazioni genetiche: ci dice che un lavoratore che sta esposto a una sostanza pericolose a lui succede niente pero può causare patologie alla sua prole.
• Le frasi S sono il terzo elemento che troviamo sulle etichette e indicano i simboli di prudenza. Quando siamo titolari di un azienda dobbiamo guardare la scheda di sicurezza del prodotto che è più importante dell’etichetta perché contiene 16 voci secondo una disposizione della comunità europea, queste voci dispongono di un titolo. La 4 voce è quella di primo soccorso. La scheda ci dice cosa dobbiamo fare in caso di ingerenza o inalazione. La voce 5 indica misure antincendio: ci dice qual è l’estinguente più adatto per spegnere un fuoco che coinvolge questa sostanza, ci possono essere estintori in polvere e in anidride carbonica che sono efficaci con combustibili diversi. La voce 7 si tratta della manipolazione e stoccaggio: ci dice come si deve utilizzare quella sostanza e dove va messo il contenitore o se va isolato da altre sostanze, quindi si tratta di stare attenti a dove mettere quella sostanze. La voce 8 ci dice quali sono i mezzi di protezione individuale che la persona deve indossare nel momento in cui adopera quella sostanza. Il fornitore dell’azienda è obbligato a consegnare al datore di lavoro gratuitamente, a disposizione dell’azienda, la metodologia per fare la valutazione del rischio chimico. Mova risk è la metodologia con il quale viene fatta la valutazione del rischio. Per movimentazione manuale si intende quelle azioni che si compiono per sollevamento, trasporto, traino e spinte; sono azioni che rientrano nella movimentazione normale ma anche azioni che sono movimenti ripetitivi e le incongrue posture recano danno all’apparato dorso lombare e alle articolazioni ai tendini e ai muscoli. Di fronte alla movimentazione manuale il datore di lavoro deve:
o Eliminare la movimentazione manuale;
o Deve cercare di limitarla al massimo;
Al si sotto dei 3 kg di pesi non c’è movimentazione; una donna adulta idonea a svolgere una mansione ha un limite di peso di 20 kg; per un uomo invece il limite di peso di sollevamento è di 25 kg. Bisogna cercare qual è il peso limite per ogni lavoratore, e a quel limite di peso si applicano dei fattori demoltiplicatori.
La correttezza della movimentazione è molto importante

Antincendio
Il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi che sono presenti nell’azienda. Il legislatore dice che il rischio all’antincendio è presente in tutte le attività e quindi è obbligatorio fare la valutazione del rischio . questa valutazione deve eseguire dei percorsi che gli vengono indicati dal decreto ministeriale del 1° marzo 1998. Una volta fatta la valutazione questa approda a 3 conclusioni (è una classificazione del livello del rischio):
1. Rischio basso: legato all’attività di parrucchiere, uffici..
2. Rischio medio: perché ha più di 100 persone presenti quindi non dipende solo dalla quantità di sostanze chimiche
3. Rischio elevato: è un rischio più raro, es: ospedale con più di 1.000 posti letto oppure aziende che producono una quantità di sostanze estremamente infiammabili.

Obblighi del datore di lavoro
o Una volta che il datore di lavoro ha fatto la valutazione, dopo aver classificato il rischio deve incaricare gli addetti all’antincendio e all’emergenza.
o Inoltre deve fargli fare della formazione che si articola in tre tempi in base alla classificazione:
• Se il rischio è basso la formazione sarà di 4 ore;
• Se il rischio è medio la formazione degli addetti sarà di 8 ore;
• Se il rischio è alto la formazione sarà di 16 ore;

o datore di lavoro deve prendere le misure di prevenzione e di protezione, un esempio di misure di protezione: quando il rischio è basso è sufficiente avere a disposizione gli estintori, se il rischio è medio è sufficiente avere a disposizione gli idranti, e l’allarme.
o Un obbligo del datore di lavoro è quello di formare e di informare i lavoratori, cioè rendere consapevoli i lavoratori del rischio d incendio e anche di quelli che sono le misure di protezione e di prevenzione che sono state adottate in quel luogo.
o Un altro obbligo del datore di lavoro è quello di fare il piano di emergenza che non si deve confondere con la planimetria dell’esodo che indicano le vie di esodo, ovvero i percorsi da seguire nei luoghi d’incendio. Il piano di emergenza è un piano che prevede delle funzioni specifiche attribuite a dei lavoratori e prevede norme di comportamento. Il segreto del piano di emergenza consiste che tutti coloro che stanno all’interno del luogo debbano sapere cosa fare in caso di emergenza, non ci si può improvvisare un ruolo in caso di emergenza ma sono cose da stabilire prima che si verifica l’incendio, e inoltre bisogna sperimentarli. Occorre che siano messe in atto azioni importanti per esempio togliere l’alimentazione elettrica all’edificio, e bisogna stabilire chi la fa: vengono incaricati un titolare e dei supplenti in mancanza di questo. Un'altra funzione è quella di togliere l’alimentatore del combustibile al bruciatore. Se ci sono alcune persone diversamente abili è un soggetto che in caso di emergenza ha bisogno di essere guidata, quindi bisogna stabilire nel piano d’emergenza chi deve assistere e poi la persona a cui viene dato l’incarico deve sapere anche come fare. Per quelli che si trovano in bagno ci deve essere un incaricato che vada a controllare se qualcuno è in bagno. Inoltre bisogna darci un ordine come uscire. Una volta usciti dall’edificio occorre raggiungere il luogo che dovrebbe essere segnalato da un cartello dove c’è scritto punto di raccolta. Luogo sicuro è che quel punto al riparo dai prodotti dell’incendio. In caso d’incendio le morti sono dovute ai prodotti dell’incendio cioè ai fumi, ai gas e alle polveri che vengono prodotti dall’incendio, inoltre al riparo dell’energia e dalle ustioni e al riparo dei crolli. Luoghi di lavoro con il rischio basso che non hanno più di 10 lavoratori non hanno l’obbligo del piano d’emergenza. Mentre tutte le attività che hanno più di 10 e rischio medio e elevato hanno l’obbligo del piano d’emergenza.
L’incendio è un fuoco di cui è stato perso il controllo. Da un punto di vista chimico il fuoco o incendio è una reazione chimica che avviene tra due sostanze, una è il combustibile e l’altra il comburenze. Il combustibile è una sostanza che ha la proprietà di bruciare, come esempio di combustibili solidi conosciamo la legna, la carta, il carbone, la stoffa; invece come combustibili liquidi conosciamo la benzina, l’alcool; e infine come combustibili gassosi conosciamo il metano, l’idrogeno e il propano; i metalli combustibili sono il potassio e il magnesio. I combustibili solidi sono inseriti in una categoria indicata con A, i combustibili liquidi categoria B, i combustibili gassosi categoria C, i metalli combustibili D.
Il comburente è l’ossigeno dell’aria, l’ossigeno è presente per il 21% nell’aria la restante parte per il 78% da azoto e l’1% da gas vari. È molto importante questo 21%, se io riesco ad abbassare questa percentuale riesco a spegnere il fuoco: se porto da 21 a 17 l’ossigeno riesco a spegnere l’incendio grazie a un estintore ad anidride carbonica. Se invece aumento la percentuale il fuoco si sviluppa: con il 34% di ossigeno sono andate a fuoco anche le tute dei vigili del fuoco, è possibile questo aumento. Il terzo elemento insieme al combustibile e al comburente è l’energia, però occorre un energia sufficiente a far cambiare di stato quel combustibile. Ogni combustibile ha bisogno di una propria energia: quando noi vediamo pezzi di legno bruciare, pero questo legno che brucia passa dallo stato solido allo stato di vapore e da qui si può mischiare con l’ossigeno dell’aria. Il fuoco è rappresentato da una figura geometrica che è il triangolo perché questi elementi devono essere uniti tra loro, e il triangolo ci fa capire il meccanismo per lo spegnimento del fuoco:

Se viene meno una di queste sostanze il fuoco si spegne. Si spegne anche se separo per esempio il combustibile dall’energia. Il fuoco si spegne se attivo l’estintore a polvere, il fenomeno è quello che separa il combustibile dal comburente. Un osservazione da fare sui combustibili liquidi che vengono definiti estremamente infiammabili come per esempio la benzina o l’acetone. A temperatura molto bassa cambia lo stato: cioè dallo stato liquido passa allo stato di vapore. Questo cambiamento di stato avviene quando la temperatura arriva a -20°.
La principale causa d’innesco è l’impianto elettrico che è soggetto a guasti e può originare un fuoco. Il fuoco si origina anche da comportamenti sbagliati dalle persone. Quando parlo di ossidazione parlo di ruggine.
Il fuoco è un processo di ossidazione veloce. Gli impianti elettrici sono periodicamente verificati, questa verifica nel caso in cui siamo in un luogo di lavoro a rischio d’incendio medio e elevato viene effettuata una volta ogni 5 anni. Un'altra cosa importante sono i luoghi sicuri o spazi calmi all’interno dei luoghi di lavoro lo spazio calmo è uno spazio di risparmio dell’energia dal crollo e dai prodotti dell’incendio. Uno spazio calmo si realizza in un locale dove le pareti e le porte del locale hanno una resistenza al fuoco predeterminata cioè posso stabilire, nel momento in cui viene costruita, quanto quella porta e quella parete devono resistere al fuoco. Nelle porte è presente “REI 30 – 60 – 90 -120 – 180” e questo vuol dire che quella porta resiste, cioè sta meccanicamente in piedi sotto l’effetto del fuoco, non fa passare i prodotti dell’incendio, non fa passare energia. La resistenza della porta deve essere uguale alla resistenza della parete, questo per evitare che una crolla e l’altra no.
Sistema di compartimentazione significa suddividere in zone dove stare al riparo dall’incendio in attesa di soccorsi. È evidente che se ci troviamo nelle condizioni di togliere l’energia elettrica al fuoco non si rimane al buio ma ci sono le luci di emergenza che si accendono automaticamente e devono essere verificare almeno una volta ogni 3 mesi. Tutte le vie che sono indicate come vie di fuga devono essere mantenute sgombre da qualsiasi ostacolo e inoltre non possono essere ostruite le porte taglia fuoco.

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