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Responsabilità internazionale degli stati e interpretazione dei trattati


La controversia riguarda la presunta violazione da parte della Russia della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (Cerd) del 1965, in relazione ai fatti verificatisi in alcune regioni georgiane nell’agosto del 2008. In quel periodo la Georgia aveva sferrato un attacco di artiglieria alla città di Tskhinvali al fine di liberarla dall’occupazione Russa cui era assoggettata da tempo. La Federazione russa aveva immediatamente risposto con un violento attacco armato, dando vita alle presunte violazioni degli articoli 2, 3 e 5 del Cerd che, secondo la Georgia, implicavano il sorgere di responsabilità internazionale della Russia per tre distinti motivi: per aver compiuto atti di pulizia etnica; per aver limitato il diritto delle persone sfollate a far ritorno nelle proprie abitazioni e per aver distrutto la cultura e l’identità nazionale.
Lo Stato ricorrente adisse dunque la CIG sulla base di quanto previsto dall’art. 22 della CERD, il quale stabilisce che: “[…] ogni controversia, tra due o più Stati- parte, in merito all’interpretazione o all’applicazione di questa Convenzione, che non sia risolta attraverso un negoziato o attraverso le procedure espressamente previste da questa Convenzione, deve, su richiesta di qualunque Stato-parte della controversia, essere definita da un giudizio della Corte Internazionale di Giustizia […]”.
La Russia, però, contestò la giurisdizione della CIG asserendo l’assenza di alcuna disputa pendente tra i due stati sull’interpretazione della Cerd e l’impossibilità di ricorrere alla CIG senza aver previamente esperito le procedure negoziali o stragiudiziali previste ex art. 22 Cerd.
La Corte, però, è riuscita a dimostrare la sussistenza della controversia tra i due stati esaminando il contenuto di alcune rimostranze contenute in scambi diplomatici ufficiali indirizzate dalla Georgia alla Russia. Essa ha innanzitutto definito nel dettaglio il concetto di «controversia», riferito a qualsiasi conflitto di posizioni legali o di interessi; essa ha poi precisato che l’esistenza di una controversia tra due soggetti di diritto internazionale dipende da circostanze di fatto che la Corte deve esaminare caso per caso.
La seconda obiezione della Russia, al contrario, è stata accolta: esaminando gli allegati presentati dalle due parti, infatti, La CIG ha riscontrato l’assenza di prove che dimostrassero l’esperimento delle precondizioni necessarie (negoziazione e strumenti stragiudiziali) per adire la Corte. I giudici hanno pertanto individuato un difetto assoluto di giurisdizione della domanda avanzata dalla Georgia. Il ricorso, dunque, è stato rigettato.
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