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Controversia internazionale tra Palestina e Cisgiordania


In seguito alla costruzione di un muro divisorio tra Palestina e Cisgiordania, L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha richiesto alla C.i.g. di valutare l’eventuale violazione del diritto cogente dovuta alla costruzione del muro. La C.i.g. ha giudicato la questione tenendo conto dei principi del diritto cogente e dei valori emergenti dalla lettura della Carta delle Nazioni Unite. In primo luogo, essa si è chiesta se la costruzione del muro avesse violato una serie di accordi di diritto internazionale umanitario, applicabile a causa dei conflitti che da diversi anni imperversano in Palestina e Cisgiordania. La Corte è giunta alla conclusione secondo cui la protezione offerta dalla convenzione sui diritti fondamentali non possa essere sospesa in alcun caso, a meno che non sussistano disposizioni specifiche. Avendo determinato la distruzione di case e villaggi e la demolizione di intere comunità, la costruzione del muro ha implicato la violazione di un cospicuo numero di accordi di diritto internazionale.
La sentenza ha lasciato trasparire la necessità di adempiere al dovere di rispettare i diritti fondamentali. Tali doveri, derivanti dalla ratifica degli accordi internazionali, devono essere assunti dagli stati nell’ambito della loro giurisdizione. Le parti contraenti di un accordo sui diritti fondamentali hanno l’inderogabile compito di rispettare tali doveri non soltanto all’interno del territorio nazionale, come è stato ritenuto fino a pochi decenni fa, bensì nell’ambito di ogni rapporto inerente alla giurisdizione del Paese interessato. La C.i.g., infatti, ha declinato il termine «giurisdizione» secondo un significato più ampio: la parola in questione non attiene esclusivamente all’ambito della sfera territoriale, bensì a qualsivoglia rapporto che interessi il Paese in cui l’accordo di diritto internazionale è stato ratificato (effetto extraterritoriale degli accordi internazionali). La C.i.g., infine, ha stabilito che, laddove uno stato venga ad esercitare la sua autorità, a causa di elementi che rientrino nell’ambito internazionale, in un territorio esterno alla sua giurisdizione domestica, esso deve essere ritenuto responsabile nel caso di mancata osservanza delle norme derivanti dagli accordi internazionali umanitari da esso ratificati.
Infine la Corte internazionale di giustizia ha valutato la controversia sotto il profilo relativo al principio di autodeterminazione dei popoli: la costruzione del muro divisorio ha fornito al popolo della Cisgiordania un’identità diversa e non riconducibile a quella propria degli abitanti prima che il muro venisse costruito. La C.i.g. ha pertanto affermato che il tracciato imposto dal muro divisorio, sebbene provvisorio, ha costituito una grave violazione, da parte degli israeliti, del diritto internazionale umanitario e del principio di autodeterminazione dei popoli. In seguito all’emissione della sentenza, l’Israele si è impegnato a rispettare il principio di autodeterminazione del popolo palestinese e a corrispondere un indennizzo a tutti coloro che avessero riportato un particolare nocumento a causa della costruzione del muro.
Nell’ambito della risoluzione della controversia, la C.i.g. ha preso in considerazione la portata della Convenzione di Ginevra, documento che attiene al trattamento delle persone civili nel corso dei conflitti bellici. Si tratta di una convenzione che, attraverso le sue disposizioni, rispecchia le fonti consuetudinarie del diritto internazionale. Lo stato di Israele affermava che le quattro convenzioni di Ginevra non si potessero applicare al conflitto palestinese. Tale assunzione derivava dall’impossibilità per gli stati che non avevano ancora ratificato le convenzioni di renderle applicabili. In effetti, la Palestina non aveva ancora ratificato gli accordi; essa, tuttavia, aveva notificato la propria intenzione di ratificare i documenti. L’Israele ritenne che, non essendo la Palestina parte contraente degli accordi, essa non avrebbe potuto in alcun caso appellarsi all’applicazione delle Convenzioni. La C.i.g., però, si discostò dalla posizione dell’Israele, ritenendo che la Palestina potesse liberamente applicare la convenzione a causa della natura consuetudinaria del contenuto della stessa.
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