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Sentenza Cig. Costa Rica contro Nicaragua


La Sentenza, emessa dalla Corte internazionale di giustizia nel 2014, riguarda la controversia sorta tra la Costa Rica e il Nicaragua in relazione alla definizione della rispettiva giurisdizione territoriale e potestativa.
Nel 1821, Costa Rica e Nicaragua ottennero l’indipendenza dalla Spagna. Da ciò scaturì una controversia, protrattasi fino al 1858, relativa alla fissazione dei rispettivi confini.
Il trattato sui confini stipulato tra i due Paesi dell’America centrale ha delineato in maniera netta le limitazioni territoriali intercorrenti tra i due Stati, attribuendo al Nicaragua la giurisdizione del fiume San Juan e alla Costa Rica il diritto di navigazione sullo stesso. Le prerogative riconosciute dal suddetto diritto di navigazione sono state più volte messe in discussione: nel 2005, il Costa Rica ha adito la CIG per ottenere chiarezza sui diritti di cui gode in base al trattato del 1858 e sui rispettivi doveri posti in capo al Nicaragua. Per dirimere la controversia, la Corte internazionale di giustizia si è attenuta all’interpretazione dell’espressione «with purposes of commerce», presente nel trattato al fine di indicare i limiti entro cui le navi del Costa Rica avrebbero potuto navigare il San Juan. L’espressione, però, è stata interpretata in maniera differente dai due stati in conflitto: il Nicaragua ha fornito un’interpretazione più restrittiva, sostenendo che a ogni trattato deve essere attribuito il significato che preservi la sovranità dei contraenti; il Costa Rica, al contrario, ha fornito un’interpretazione più estensiva. La CIG ha stabilito che il significato di ogni trattato si debba desumere dalla volontà manifestata dai contraenti nel testo dell’accordo servendosi degli strumenti offerti dagli articoli 31 e 32 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati. Allo stesso modo, la Corte ritiene che non sia possibile limitare il significato di un’espressione a quello che esso aveva al momento della stipulazione del trattato. Pertanto, la Corte decreta che l’espressione «a fini commerciali» debba essere di volta in volta interpretata sulla base della prassi sociale ed economica intercorrente.
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