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Scuole e fori in età medievale


La seconda metà del XIII secolo fu caratterizzata dalla progressiva specializzazione nelle varie branche della scientia iuris: i legum doctores scelsero di non opporre, bensì di affiancare alla predominante linea accursiana percorsi specialistici e monotematici, con particolare riferimento all’insegnamento del diritto penale e dell’arte notarile. Mentre nei tribunali avevano luogo le dissentiones dominorum relative a quaestiones emergentes e de facto, Accursio diede vita alla Magna Glossa: nacque così una nuova realtà giuridica europea, nella quale i giuristi operarono una commistione tra la formazione teorica impartita nelle scuole e la discussione pratica a cui si dava rilievo nei tribunali. Ciò favorì il sorgere di un rapporto collaborazionistico tra scuola e foro all’interno dei comuni del Regnum Italiae, dove ai magistrati non era necessariamente richiesta una formazione di impronta giuridica. I vertici del comune amministravano dunque la giustizia senza essere muniti di una stretta conoscenza della scientia iuris. La sostanziale incompetenza dei magistrati, prima dei consoli e poi dei podestà, determinò il sorgere di un rapporto di scambio di competenze tra le scuole dei legum doctores e le figure politiche poste ai vertici delle realtà comunali: in pratica, i docenti giuravano al console o al podestà di prestargli auxilium e auditorium e questi poteva richiedere a ognuno di loro di dare il proprio autorevole e competente consilium sapientis iudiciale in merito a una causa civilistica o penalistica oggetto di discussione presso il tribunale del comune. La possibilità di chiedere il suddetto consilium, ampiamente remunerato, inizialmente si consolidò sotto forma di consuetudine ma trovò ben presto una formale disciplina all’interno degli stessi statuti comunali, i quali prevedevano la trasmissione al legum doctor della documentazione relativa al caso, la restituzione della stessa corredata del consilium, reso cogente dall’autorità del magistrato, del console o del podestà. Talvolta lo statuto poteva persino prevedere il quantum, cioè la parcella da corrispondere al sapiens.
I più autorevoli consilia sapientis iudiciale confluirono in vere e proprie raccolte manoscritte, delle quali la più nota è quella di San Giminiano, al cui interno sono annoverate diverse decine di consilia richiesti dal podestà fiorentino ai più eminenti legum doctores.
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