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Scadenza del contratto aziendale



In passato accadeva spesso che un contratto collettivo aziendale non avesse alcun termine di scadenza; l’accordo quadro del 2009, però, ha stabilito che la sua efficacia sia triennale.
Le parti possono recedere unilateralmente tramite disdetta: come accade per i contratti collettivi nazionali, anche in questo caso bisogna comunque assicurare una retribuzione proporzionata e l’intangibilità dei diritti quesiti.

La successione fra contratti nazionali è fondata sul criterio cronologico; quando il contratto aziendale scade, però, non può essere sostituito dal CCNL perché essi appartengono a due livelli diversi (uno aziendale, l’altro territoriale). Dunque, la sostituzione dei CCL aziendali ad opera dei CCNL non è né implicita né automatica. Questa ha luogo solo se le parti manifestano la volontà che ciò accada e se i contratti di diverso livello sono conclusi da soggetti collegati tra di loro nell’ambito di un sistema organizzato.

Al rinnovo di un contratto collettivo sopravvivono le clausole migliorative stipulate intuitu personae (cioè nei confronti del singolo lavoratore), le quali trovano la propria fonte nel patto individuale stipulato fra datore e dipendente.
A volte, però, il trattamento più favorevole può trovare fonte in un uso aziendale: ciò significa che il datore reitera un comportamento unilaterale volto a regolare in modo sistematico alcuni aspetti del rapporto. L’uso aziendale riguarda più lavoratori e le clausole che lo dispongono vengono inserite nei contratti individuali che regolano il loro rapporto con il datore. Per questo, l’uso aziendale è trattato proprio come le clausole intuitu personae: entrambi sopravvivono alla successione fra CCL.