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Ruolo e funzione della norma giuridica


La pietra miliare di ogni ordinamento giuridico è la norma giuridica. Kelsen, ad esempio, riteneva che il mattone fondamentale dell’ordinamento è la norma fondamentale presupposta; Santi Romano, però, riteneva che l’ordinamento giuridico sia posto in essere da un’organizzazione sociale dalla quale le norme sono generate.
La norma giuridica è il risultato dell’interpretazione delle disposizioni, attuate sulla base di diversi criteri quali, ad esempio, quello letterale, logico o storico-comparativo. La disposizione, invece, è la mera formulazione linguistica.
L’applicazione interpretativa delle disposizioni, matrice del diritto codificato, attribuisce un grande valore alle norme, le quali denotano ed esplicitano il significato del diritto.
I giuristi sostengono che il diritto non sia dotato di un significato letterale; la creazione del diritto, dunque, è prevalentemente affidata al potere dei giudici, i quali la determinano tramite l’emissione di sentenze e giudizi. Tale criterio, tuttavia, entra in contrasto con il principio di separazione dei poteri, secondo cui il giudice deve limitarsi ad applicare il diritto, senza mai poter produrre nuove forme di diritto.
Per ovviare al problema è stata avanzata una soluzione secondo la quale il significato dell’enunciato non è altro che una rappresentazione mentale (si pensi, ad esempio, alla frase: è vietato uccidere; il significato della frase corrisponde a una struttura che esiste nella mente di coloro che interpretano tale disposizione), tale criterio, definito «teoria del puro soggettivismo semantico», si fonda sulla concezione di interpretazione autonoma e individuale. Il significato, dunque, è qualcosa che esiste concretamente. Aristotele, infatti, affermava che l’enunciato descrive lo stato delle cose reali.
Il concetto di norma giuridica è stato analizzato in relazione ai suoi caratteri differenziali: il positivismo giuridico, in particolare, ha cercato di spiegare quali caratteristiche rendono le norme giuridiche. Le norme sono giuridiche in quanto generali (rivolte a una generalità di persona e dunque mai ad personam), astratte (ripetitivamente applicabili nel corso del tempo), ipotetiche (condizionate), imperative, cogenti ed eteronome (in quanto poste da un soggetto autoritario diverso da coloro nei confronti dei quali sono applicate).
Una norma, inoltre, è efficace se è osservata e rispettata, valida in quanto preposta e regolamentata non in modo discrezionale ma da un sistema giuridico unitario e completo e giusta, poiché tiene sempre conto alla sfera dei diritti naturali, inviolabili e inalienabili di cui ogni essere umano è titolare. Come diceva San Tommaso, infatti, una norma non conforme al rispetto del diritto naturale non costituisce legge, bensì una corruptio legis: una norma, dunque, è valida se è giusta.
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