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Riconoscimento giuridico dell’identità statale


Il riconoscimento giuridico dell’identità di ogni soggetto di diritto internazionale può essere perseguito mediante l’applicazione del principio di autodeterminazione dei popoli. Per comprendere le implicazioni di tale concetto sulla base del diritto internazionale è fondamentale operare una distinzione tra autodeterminazione interna e autodeterminazione esterna. L’autodeterminazione è il diritto di ciascun popolo ad avere un proprio governo, cioè ad autodeterminarsi. Il diritto di autodeterminazione può essere rivendicato dai popoli che sono soggetti a dominazione coloniale, segregazione razziale o ad un’occupazione straniera. Nel caso in cui sussista una di queste tre ipotesi, il popolo interessato può richiedere lo stato di indipendenza o di essere aggregato a uno stato già esistente. Queste due possibilità riguardano l’autodeterminazione esterna, cioè la richiesta da parte di un popolo assoggettato o dominato di ottenere una propria identità. L’autodeterminazione interna riguarda invece la possibilità di un popolo libero di formare un proprio governo autonomo. Il riconoscimento del diritto di autodeterminazione risulta spesso di difficile interpretazione. È questo il caso relativo alle isole Falkland, colonia oggi britannica ma originariamente territorio prima spagnolo e poi argentino. Dopo il secondo conflitto mondiale, i Paesi dai quali tali territori erano stati distaccati in epoca coloniale (Spagna e Argentina) hanno rivendicato la proprietà delle isole. La popolazione britannica stanziata nel territorio, però, ha sempre manifestato la volontà di mantenere la cittadinanza britannica. Tale controversia, tutt’oggi irrisolta, risulta estremamente complessa a causa dell’effetto che ognuna delle due decisioni produrrebbe.
A prescindere dall’obbligo che emerge nell’ambito di una controversia, sia che si tratti di un obbligo erga omnes o di natura diplomatica, la giurisdizione della C.i.g. deve essere sempre basata sul consenso delle parti. Nemmeno il carattere erga omnes della norma e la valenza del principio di giurisdizione risultano elementi distinti: in assenza del secondo la C.i.g. non può in alcun caso esprimersi. In generale, la violazione dello ius cogens erga omnes richiede una cooperazione da parte di tutti gli stati delle Nazioni unite con l’obiettivo di porre termine alla situazione oggetto della suddetta violazione.
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