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Regole di condotta lavorativa


Nei rapporti di lavoro subordinato, infatti, ogni prestazione è inserita in un contesto organizzato.
Il potere direttivo, dunque, ha una valenza organizzativa: per questo motivo, il datore di lavoro può anche prescrivere regole di condotta che non riguardino direttamente la prestazione in sé, bensì la coordinazione delle attività d’impresa: queste regole possono avere ad oggetto il divieto di diverbi o risse con colleghi sul posto di lavoro,, il divieto di fumo, ecc.

Le regole di condotta possono riguardare solo la natura della prestazione lavorativa dovuta. Esse non possono estendersi ai comportamenti privati del lavoratore: ad esempio, a meno che l’avere un certo abbigliamento sia riconducibile ai doveri contrattuali, il datore di lavoro non può condizionare la libertà del lavoratore di vestirsi come ritiene, purché entro i limiti della decenza.
In generale, affinché il datore abbia l’interesse a ricevere la prestazione lavorativa è necessario che questa sia proficuamente inseribile nel contesto organizzativo aziendale: la giurisprudenza, ad esempio, ritiene che l’imprenditore possa rifiutare, dunque non retribuire, le prestazioni offerte dai lavoratori negli intervalli o in prossimità di scioperi, cioè che non siano utilizzabili nella produzione.
Oltre all’obbligo di diligenza, il lavoratore è tenuto ad osservare il cosiddetto obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro. La fedeltà, però, non allude a una relazione contrattuale, bensì a un vincolo di natura personale. Quest’obbligo si traduce nel divieto di diffondere notizie non veritiere a danno dell’impresa e in quello di abusare, per far presa sull’opinione pubblica, dell’affidamento dei terzi, derivante dal ruolo ricoperto in azienda, circa la veridicità delle notizie comunicate.
Inoltre, l’articolo 2105 prescrive al lavoratore due ulteriori specifici obblighi:
- obbligo di non concorrenza, in virtù del quale il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore...”. La concorrenza del dipendente è dunque considerata illecita;
- obbligo di riservatezza, che attiene al divieto di non divulgare notizie riservate, cioè relative all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa”. Nelle ipotesi più gravi (rivelazione di segreti industriali), il comportamento in questione ha anche rilievo penale.
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