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Regolamenti secondari


Si definiscono «fonti secondarie» tutte le fonti del diritto previste e regolamentate da una fonte primaria. Ne sono un esempio i regolamenti del governo: essi sono disciplinati dalla legge 400 del 1988 (fonte primaria) e, proprio per questo motivo, si configurano come fonti secondarie.
Il contrasto fra norme di regolamento e norme di legge, deve essere risolto dal giudice ordinario in base al principio di preferenza della legge, con conseguente disapplicazione dell’atto regolamentare; spetta invece al giudice amministrativo dichiarare l’invalidità del regolamento contrario alla legge e annullarlo con sentenza.
Esistono tre distinte tipologie di regolamenti governativi (detti anche regolamenti esecutivi):
- i regolamenti deliberati dall’intero consiglio dei ministri (regolamenti governativi in senso stretto);
- i regolamenti adottati dal singolo ministro (definiti regolamenti ministeriali) nelle materie di sua competenza;
- i regolamenti adottati da due o più ministri d’accordo tra loro (regolamenti interministeriali).
I regolamenti ministeriali e i regolamenti interministeriali non possono in nessun caso contenere norme contrarie a quelle adottate dai regolamenti governativi in senso stretto: tra quest’ultimo e le altre due tipologie si instaura dunque un sistema gerarchico.
I regolamenti deliberati dall’intero consiglio dei ministri, di maggiore impatto, sono al loro interno differenziati e articolati in quattro distinte tipologie, previste dal primo comma dell’articolo 17 della legge 400/1988. Essa sancisce che, con decreto del presidente della repubblica, previa deliberazione del consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio di stato (tenuto a esprimersi entro 90 giorni), e sottoposto al visto della Corte dei conti, possono essere emanati regolamenti governativi (in senso stretto) per disciplinare specifiche materie. Tutti i regolamenti devono essere sottoposti al visto e alla legislazione della Corte dei conti.
L’approvazione di un regolamento g
overnativo richiede dunque:
- il parere del Consiglio di stato (obbligatorio ma non vincolante, proprio come quello che il parlamento adotta in merito alla redazione di un decreto legislativo);
- la delibera del consiglio dei ministri;
- il visto della Corte dei conti;
- l’emanazione da parte del capo dello Stato (ai sensi dell’articolo 87 della Costituzione);
- la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.
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