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Rapporto tra fonti domestiche e internazionali


Le fonti di cui consta l’ordinamento internazionale devono essere recepite ed adattate dagli ordinamenti giuridici nazionali (domestici).
Ogni stato è libero di adottare il metodo che ritiene più idoneo: a prescindere dalle modalità utilizzate è necessario che ogni soggetto di diritto internazionale accerti e interpreti le regole internazionali rilevanti, trasponendone il contenuto nel proprio ordinamento tramite le disposizioni costituzionali.
In caso di mancata osservanza degli obblighi internazionali che richiedono attuazione sul piano degli ordinamenti interni, i soggetti controinteressati potranno promuovere procedimenti sulla responsabilità internazionale da fatto illecito nei confronti della condotta seguita dagli organi da cui dipendono le funzioni sovrane fondamentali (esecutiva, legislativa e giudiziaria) dello stato inadempiente. L’attuazione delle regole internazionali può tradursi in un comportamento attivo (obblighi di fare) o in un comportamento omissivo (obblighi di astensione o di non fare).
L’inadempimento dello stato può dipendere dall’inosservanza di uno solo dei tre organi fondamentali, da due o cumulativamente da tutti e tre. In ogni caso, l’inadempimento determina il sorgere di responsabilità non solo in capo agli organi del governo centrale, ma anche agli enti substatali (enti locali e regioni), secondo il principio generale dell’attribuzione allo stato dei comportamenti di qualsiasi soggetto appartenente al suo apparato istituzionale. Tale criterio si coniuga con alcune regole specifiche, codificate nell’articolato sulla responsabilità internazionale degli stati. Tra queste sono particolarmente eminenti quelle che attribuiscono allo stato anche i comportamenti posti in essere dai cosiddetti organi de facto (soggetti o enti che esercitano funzioni publiche autorizzate pur in assenza di un rapporto di impiego formale con lo stato) e l’attività di un organo esercitata al di là delle sue competenze o in contrasto con la legislazione nazionale: a tal proposito si parla di «attribuzione allo stato degli atti ultra».
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