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Principio di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione



Le funzioni amministrative degli enti locali, delle regioni e dello Stato sono disciplinate dall’art. 118 Cost. In base al principio di sussidiarietà verticale, introdotto dalla riforma del 2001, le funzioni amministrative spettano di regola all’ente più vicino al cittadino, mentre l’intervento degli enti di livello superiore è solo sussidiario. Il primo comma dell’art. 118 dispone infatti che esse in via generale «sono attribuite ai comuni», a meno che la legge (statale o regionale, a seconda delle rispettive competenze) non provveda a conferirle a province, città metropolitane, regioni o allo Stato per garantire, di volta in volta, esigenze di carattere unitario.

Al principio di sussidiarietà verticale l’art. 118.1 affianca i principi di adeguatezza e differenziazione. Adeguatezza vuol dire che il livello di governo individuato dalla legge deve essere in grado (e cioè capace) di gestire quella funzione, dovendosi altrimenti affidare la funzione a un livello di governo, per l’appunto, più adeguato. La differenziazione, invece, esige che il conferimento delle funzioni amministrative avvenga in modo ragionevole, disciplinando in modo eguale situazioni eguali e in modo differente situazioni differenti: in genere, ad esempio, un comune di grandi dimensioni è in grado di svolgere molte più funzioni di un comune piccolo o piccolissimo. In tali casi lo Stato o la regione possono differenziare l’allocazione delle funzioni amministrative: una medesima funzione potrà essere affidata, nel caso di un grande comune, al suo diretto esercizio ovvero, nel caso di comuni più piccoli, a forme di esercizio associato oppure affidata alla provincia o alla città metropolitana oppure ancora mantenuta in capo allo Stato o alla regione.

Spetta alla Corte costituzionale valutare se ci sono le ragioni che giustifichino l’attribuzione a un livello superiore di una determinata funzione amministrativa (si tratta di una valutazione delicata che incide sulla discrezionalità politica del legislatore). Ad esempio, nella sent. 196/2004 in materia di condono edilizio la Corte ha escluso che sussistessero ragioni sufficienti per sottrarre ai comuni e affidare al prefetto le demolizioni di fabbricati a seguito di gravi abusi edilizi (una scelta che era stata indotta dall’inerzia di molti comuni nel procedere alle demolizioni).

Accanto al principio di sussidiarietà verticale, l’ultimo comma dell’art. 118 prevede anche il principio di sussidiarietà orizzontale, in forza del quale tutti gli enti territoriali che costituiscono la Repubblica, compreso lo Stato, sono tenuti a favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale. Il principio, in questo caso, vale a tracciare una linea di confine fra intervento pubblico e intervento privato: secondo alcuni nel senso che il primo viene totalmente pretermesso dall’esistenza del secondo, secondo altri nel senso che i pubblici poteri tengono conto, ove esistente, dell’iniziativa privata. Una recente applicazione, in campo fiscale, di questo principio è la facoltà riconosciuta ai cittadini contribuenti di devolvere una quota delle proprie imposte sul reddito a favore di determinati enti privati come università, istituti di cultura, associazioni non profit e tutte le organizzazioni del cosiddetto terzo settore (il 5 per mille introdotto a partire dalla l. 266/2005 e ora disciplinato dal d.lgs. 111/2017).
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