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Principio di buonafede nel diritto internazionale


Dall'applicazione del principio di buonafede nel diritto internazionale scaturiscono il criterio di non contraddizione (estoppel), di ragionevolezza e di equità. Esso, dunque, comprende una pluralità di regole interpretative.
Il principio della buona fede si coniuga con l’obbligo di cooperazione tra gli stati, come è stato più volte ribadito dalla CIG (ad esempio nella causa arbitrale tra Francia e Spagna relativa al Lago Lanoux del 1957, in cui è stata rilevata l’esistenza di un obbligo generale di cooperazione tra più stati nella gestione dei corsi d’acqua condivisi).

Il principio di buona fede, dunque, viene utilizzato al contempo come criterio costitutivo e integrativo dell’obbligo di negoziazione e collaborazione.
Ulteriori articolazioni del principio di buona fede sono l’affidamento, l’acquiscienza, la proporzionalità e la non contraddizione, alcune delle quali trovano persino un’autonoma codificazione nell’ambito del diritto dei trattati e della responsabilità internazionale.
Con riferimento al diritto dei trattati, si può sostenere che tutte le disposizioni relative alle cause di invalidità, estinzione o sospensione dei trattati trovino fondamento nel principio di buona fede:
- la disposizione secondo cui «pacta sunt servanda», prevista dall’art. 26 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, trova applicazione proprio grazie alle articolazioni del principio di buona fede, in particolare nei criteri di ragionevolezza e di non contraddizione;
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