Le recenti riforme del mercato del lavoro (dalla legge Fornero, al Jobs Act) hanno avuto l'obiettivo di ridurre le tipologie di contratto di lavoro ammesse e di incentivare quella a tempo indeterminato.
E' ancora possibile il contratto a tempo determinato, che prevede una scadenza prefissata, ma solo per motivi organizzativi (ad esempio per attività stagionali) oppure per sostituire lavoratori temporaneamente assenti. Al lavoratore a termine spettano gli stessi diritti del lavoratore a tempo indeterminato, ma sono stati aumentati i costi a carico dell'azienda ed è stato allungato il periodo che deve obbligatoriamente passare tra la scadenza del contratto e il suo eventuale rinnovo. Inoltre, il contratto non può superare i 36 mesi complessivi.
Il contratto di somministrazione di lavoro prevede invece che un'impresa utilizzatrice, che ha bisogno di lavoratori, si rivolga a un'impresa somministratrice (agenzia di lavoro) che le fornisce i propri dipendenti. Il lavoratore quindi dipende dall'impresa somministratrice, che gli paga la retribuzione, ma svolge il proprio lavoro presso l'utilizzatrice, che ne dirige l'attività. Se per qualche motivo il lavoratore non riceve la retribuzione dall'agenzia del lavoro, può richiedere il pagamento all'impresa utilizzatrice.

Il contratto part time si svolge su un orario ridotto rispetto a quello normale e può essere orizzontale (il lavoratore lavora tutti i giorni per un orario inferiore), verticale (il lavoratore lavora solo alcuni giorni della settimana), o misto (il lavoro si svolge solo alcuni giorni della settimana e su un orario ridotto).
Il contratto di apprendistato prevede che il dipendente, oltre all'impegno lavorativo, svolga un'attività di formazione per conseguire una qualifica professionale in alternativa all'obbligo scolastico per i ragazzi di almeno 15 anni, oppure per ottenere delle competenze tecniche, per ragazzi tra 18 e 29 anni, oppure, per la stessa fascia di età, per ottenere un diploma.
Per lavoro occasionale si intende invece quello svolto presso lo stesso datore per non più di 280 ore all'anno e con un compenso totale non superiore a 2.500 euro annuali. Nel caso di lavoro accessorio è possibile, ma solo fino al 31 dicembre 2017, che il pagamento avvenga tramite voucher, buoni che consentono di non fare ulteriori versamenti all'Inps e all'Inail.
Nel settore turistico e della ristorazione è molto diffuso anche il lavoro a chiamata o intermittente, con il quale il lavoratore resta a disposizione del datore di lavoro, che decide di volta in volta se utilizzarlo, secondo le esigenze dell'impresa, anche con prestazioni saltuarie distanziate nel tempo.

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