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Piccolo imprenditore e impresa familiare



Sono piccoli imprenditori i coltivatori del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti, coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia (art. 2083 c.c.)
Il lavoro del piccolo imprenditore (eventualmente con quello della famiglia) deve prevalere su quello dei dipendenti e sul capitale investito.

Legge fallimentare (dlgs 5 del 2006), il piccolo imprenditore viene considerato tale se:
- Ha investito meno di 300.000 € nell’azienda
- Ha un fatturato medio, negli ultimi tre anni, inferiore a 200.000 € annui

L’impresa è familiare quando collaborano i familiari dell’imprenditore, che prestano in modo continuativo la loro attività, senza avere alcun tipo di contratto (art. 230-bis c.c.)
È un’impresa individuale, dove possono collaborare il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo.
I familiari devono:
- Avere diritto al mantenimento
- Avere il diritto di partecipazione agli utili, non superiore al 49% (perché l’imprenditore deve avere almeno il 51% in quanto è l’unico ad essere a rischio d’impresa)
- Avere il diritto di prelazione in caso di cessione dell’impresa: devono essere preferiti ad altri
- Avere diritto di partecipare alle decisioni di straordinaria gestione e non quelle di ordinaria