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Patti pretori nell’antica Roma


Il nudo patto non genera mai un’obbligazione bensì esclusivamente un’eccezione. Il patto, infatti, si configurava come accordo informale produttivo di eccezione. Nel caso in cui il patto veniva aggiunto a un’obbligazione,
Sulla base di ciò che viene deciso in ordine ai patti bisogna operare una distinzione tra patti aggiunti incontinenti a contratti di buona fede e patti aggiunti a contratti di diritto civile: nel secondo caso il patto produce solo eccezioni; nel primo caso, in cui il patto è aggiunto incontinenti al contratto di una fede (ad esempio come nel caso del deposito irregolare) esso è tutelato dalla medesima azione dell’obbligazione cui è aggiunto. Solo in questo caso, il patto modella l’obbligazione cui è aggiunto e, dunque, produce effetti obbligatori.

In età post-classica, il regime dei patti divenne meno netto e definito anche sul piano terminologico. si perse il rigore formale e vennero introdotti i patti pretori, cioè patti tutelati dal pretore mediante l’actio in factum (actiones in factum). Tali patti si configuravano come conventiones (accordi) che, pur non rientrando nel novero dei contratti tipici, erano tutelati da actiones.
Tra questi, erano particolarmente rilevanti il constitutum debiti alieni e il constitutum debiti propri
il constitutum debiti propri rappresenta la conferma di un debito che lo stesso contraente deve adempiere. Questo patto, aggiunto al contratto, ne modellava le caratteristiche.
Il constitutum debiti alieni era invece un patto in base al quale un soggetto garantiva per il debito di un terzo. Questo patto pretorio, particolarmente apprezzato da Giustiniano, venne inserito in età giustinianea fra le tre garanzie delle obbligazioni, facendo venir meno il ruolo di garanzia svolto dal patto receptum argentari.

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