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Parità di condizioni fra forze politiche



In fase elettorale, a tutte le forze politiche in campo deve essere garantita parità di condizione in ambito propagandistico. Per questo, nel 1995 fu adottato un decreto legge sulla par condicio (d.l. 83/1995), più volte reiterato e lasciato infine decadere dopo le elezioni del 1996, con cui si vietava ogni forma di pubblicità elettorale nei trenta giorni antecedenti il voto.
La Corte costituzionale, con la sent. 161/1995, pur giustificando questo divieto «al fine di preservare l’elettore dalla suggestione di messaggi brevi e non motivati», non riscontrò tuttavia una tale esigenza per le campagne referendarie, dove i messaggi tendono, per la stessa struttura binaria del quesito, a risultare semplificati, e dichiarò quindi l’illegittimità parziale del decreto.

Una nuova legge fu varata nel corso della XIII legislatura. Si tratta della l. 28/2000 sulla «parità di accesso ai mezzi di informazione», integrata dalla l. 313/2003. Rispetto alla legge del 1993 e ai decreti del 1995-96, essa si applica durante l’intero anno e in tutte le campagne elettorali e referendarie, allo scopo di «assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità l’accesso all’informazione e alla comunicazione politica». Dalla data di convocazione dei comizi elettorali la comunicazione politica radiotelevisiva si svolge attraverso forme tipizzate: «tribune politiche, dibattiti, tavole rotonde, presentazione in contraddittorio di candidati e di programmi politici, interviste e ogni altra forma che consenta il confronto tra le posizioni politiche e i candidati in competizione».
La legge prevede che la ripartizione degli spazi radiotelevisivi in campagna elettorale avvenga in modo paritario, a prescindere dalla consistenza delle forze politiche concorrenti. Da sottolineare che l’offerta di programmi di comunicazione politica è obbligatoria per le emittenti nazionali. Spetta alla commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (la prima per la Rai, la seconda per le emittenti private), stabilire le regole per l’applicazione della disciplina sulla par condicio. La legge vieta poi i «messaggi politici autogestiti» a pagamento sulle emittenti radiotelevisive nazionali: queste possono trasmettere soltanto messaggi gratuiti.