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Obiezione di coscienza e ordinamento giuridico


Nessuna norma costituzionale richiama il concetto di obiezione di coscienza che tuttavia si collega direttamente a quello di libertà di coscienza e si intreccia con il principio di laicità. Esso impone un conflitto fra le convinzioni e gli imperativi religiosi e morali dell’individuo, da una parte, e gli obblighi derivanti dalle normative di legge, dall’altra. L’obiezione di coscienza comporta che il legislatore consenta all’individuo di far prevalere i propri convincimenti sui doveri inderogabili imposti dalla Costituzione. Si tratta di un conflitto improprio di doveri.
La libertà di coscienza rientra fra le libertà costituzionalmente garantite, mentre l’obiezione di coscienza è un diritto inviolabile dell’individuo
Il concetto di obiezione di coscienza è presente anche nelle leggi che recepiscono le Intese con le confessioni acattoliche.
L’ordinamento giuridico presenta le seguenti ipotesi di obiezione di coscienza:
1) Obiezione di coscienza al servizio militare
La legge n° 230/1998 riconosce a coloro che sono contrari all’uso delle armi, il diritto di prestare servizio civile, in sostituzione della leva obbligatoria. La normativa è decaduta in quanto il servizio militare obbligatorio è stato abolito; la materia è regolata in via residuale dal D.Lgs. n° 66/2000: prevedendo l’ipotesi di ripristino del servizio militare o lo stato di guerra ex art.78 della Costituzione, coloro che non intendono arruolarsi nelle Forze Armate per motivi religiosi o di pensiero, possono adempiere il loro dovere di difesa della Patria anche con adeguati comportamenti di impegno sociale non armato.
Recentemente, con D.Lgs n° 40/2017 è stato istituito il servizio civile universale finalizzato alla difesa non armata della Patria, all’educazione, alla pace fra i popoli
2) Obiezione di coscienza nel processo civile e penale (giuramento) – Varie sentenze della Corte Costituzionale
Prima il giuramento dei testimoni in un processo sia penale che civile, si configurava come assunzione di responsabilità davanti a Dio. Invece, ora le attuali norme impongono al giudice di avvertire il testimone dell’obbligo di dire la verità, consapevole della responsabilità morale e giuridica che egli assume con la sua deposizione. Con la vecchia formula di giuramento si violava la libertà di coscienza perché perché ad un credente si imponevano atti con significato religioso.
3) Obiezione di coscienza all’interruzione volontaria di gravidanza (Legge n° 194/1978 e Legge n° 40/2004)
Questa obiezione, riconosciuta dalla legge, riguarda sia il personale sanitario che quello che esercita attività sanitarie ausiliari. Essa deve essere presentata preventivamente al direttore sanitario della struttura ospedaliera. Tuttavia l’obiezione di coscienza non è ammessa qualora l’intervento medico sia indispensabile per salvare la donna. La stessa procedura è seguita nel caso di obiezione di coscienza relativa alla procreazione medicalmente assistita.
4) Obiezione di coscienza alla sperimentazione animale (legge n° 4213/1993)
Riguarda tutti coloro che si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi, in relazione ad atti connessi con la vivisezione. Il diritto è riconosciuto a medici, ricercatori, personale sanitario e studenti sanitari

Fra le obiezioni di coscienza, un posto a parte deve essere riservato al rapporto fra religione e attività medico-chirurgica
5) Rifiuto dei trattamenti sanitari
Al di fuori dei trattamenti sanitari obbligatori, in mancanza dei quali la malattia metterebbe a rischio la collettività, il principio è quello della volontarietà dei trattamenti sanitari, principio che, a volte, può avere come conseguenza estrema il diritto a morire e che è stato oggetto di diversi interventi giurisprudenziali. (diritto all’autodeterminazione terapeutica). Per essere praticato, ogni trattamento sanitario necessita del consenso del paziente. In questa categoria, rientra il rifiuto delle emotrasfusione da parte dei Testimoni di Geova, dipeso da convinzioni etico-religiose. La Cassazione, con sentenza 23676/2008 ha riconosciuto al paziente il diritto di non curarsi e a manifestare il dissenso al trattamento trasfusionale e ha disposto che sia lo stesso paziente a presentare una articolata ed espressa dichiarazione o un soggetto diverso da lui indicato

6) Testamento biologico
Si tratta della possibilità per il malato cronico o terminale di sospendere la nutrizione e la disidratazione artificiale. Sul piano internazionale, l’alimentazione e l’idratazione artificiale sono considerati come un trattamento medico liberamente rifiutabile dal paziente o dal suo rappresentante legale. Il medico, in assenza di una esplicita dichiarazione di volontà del paziente, deve tener conto delle sue precedenti manifestazioni di volontà, come previsto dalla Convenzione europea di bioetica del 1997, recepita dal Parlamento italiano e assunto dal Codice di deontologia medica)
Sul piano nazionale, il problema ha suscitato un acceso dibattito che ha coinvolto due aspetti della questione:
1) la nutrizione artificiale può essere sospesa da terzi, in mancanza di esplicita volontà del paziente?
2) è possibile un testamento biologico, cioè una dichiarazione anticipata del trattamento da parte di una persona ancora in condizioni mentali lucide (consenso informato)
La legge n° 219/2017 ha dettato norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento: una persona maggiorenne, nel piano possesso delle proprie facoltà mentali e in base ai propri convincimenti religiosi, in previsione di un’eventuale e futura incapacità di autodeterminarsi, può disporre (D.A.T. = dichiarazione anticipata di trattamento di fine vita) in merito alle cure mediche a cui intende sottoporsi, alla donazione degli organi, alla cremazione, al consenso o al rifiuto degli accanimenti terapeutici. Non vengono pertanto previsti né l’ eutanasia, né il suicidio assistito. La legge non prevede un’obiezione di coscienza per il personale medico e nemmeno un apposito registro per raccogliere le D.A.T.
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