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Obiezione di coscienza nell’ordinamento italiano



L’ordinamento giuridico italiano ammette la possibilità di disattendere le disposizioni legalmente statuite quando esse rappresentano un evidente contrasto con i propri principi morali, religiosi, civici, ecc.
L’obiezione di coscienza è l’istituto giuridico che, in linea teorica, permette di non osservare la legge a chi non sente intimamente di non potervi obbedire.
Si tratta di una salvaguardia residuale della coscienza di fronte a normative contestate. L’esempio tipico è quello di chi sceglie di astenersi dal servizio militare, proprio per obiezione di coscienza.
Gli obiettori di coscienza al servizio militare rifiutano di mettere le proprie competenze al servizio della violenza e della guerra fra popoli. Il loro rifiuto ha dato origine a una serie concatenata di obiezioni in molti altri ambiti: è il caso, ad esempio, dell’aborto, della procreazione assistita e dell’adozione da parte di coppie omosessuali.

Obiettare, in questo contesto, vuol dire manifestare il proprio dissenso con un valore che, in coscienza, si sente di non poter condividere.
Negli ultimi anni, l’obiezione di coscienza più concreta ha riguardato le pratiche di vivisezione animale: i detrattori di questa pratica la hanno paragonata a un’usanza barbarica, crudele e inumana. Ovviamente, vi sono dei limiti rigorosi alla possibilità di presentare un’obiezione di coscienza: in nessun caso, ad esempio, sarebbe possibile esimersi dal pagare le tasse perché si ritiene che ciò non rispecchi i propri valori e la propria etica.