Libera iniziativa economica


È descritta nell’art 41 Cost, che pone le basi di un sistema che riconosce la libera concorrenza tra le imprese nella commercializzazione di beni e servizi. Questo articolo è inserito tra i diritti economici ed è limitabile a fini sociali. La libera iniziativa economica non è un diritto assoluto, come non lo è la proprietà privata: può essere limitata al fine dell’utilità sociale e può essere esercitata finché non entra in contrasto con le leggi. Lo Stato può quindi intervenire a fini sociali, infatti l’Italia ha un’economia mista.
La libera concorrenza è fondamentale perché tutela i consumatori ed i loro interessi: le imprese tendono ad abbassare i prezzi e alzare la qualità dei prodotti.
Ovviamente è contrastata e non attuabile in un mercato senza concorrenti, che si caratterizza nel monopolio o nell’oligopolio, dove l’offerta si concentra in una sola impresa, che deciderà prezzo e qualità del prodotto.
In una condizione di monopolio, il prodotto non è omogeneo e l’offerta è concentrata in una sola impresa: può essere legale (art.43: per servizi nazionali, legittima il monopolio sociale, posto in essere dallo stato affinché tutti accedano a certi beni e servizi, e fiscale, che garantisce un’entrata fiscale allo Stato) o di fatto (nasce come conseguenza della concentrazione, in un determinato settore, del potere nelle mani di una o più imprese, che si accordano e agiscono come fossero una, costituendo quindi barriere all’ingresso del mercato per le imprese più piccole).
L’impresa monopolistica ha obbligo di parità di trattamento: è obbligata a contrarre con tutti e non può rifiutarsi di vendere a qualcuno.

Limitazioni convenzionali alla concorrenza


Derivano da un accordo tra imprenditori, al fine di ridurre o annullare la concorrenza tra di loro. possono restare semplici o divenire dei cartelli, ove le imprese seguono certe regole comuni per massimizzare il profitto.
I patti di non concorrenza devono essere redatti ad probacionem in forma scritta, altrimenti l’accordo è valido ma improvabile, devono essere limitati nello spazio e nel tempo, con una durata massima di dieci anni, e in caso di rottura l’imprenditore inadempiente dovrà risarcire all’altro, ma l’attività con i terzi resta valida.
CONSORZI: patti con cui gli imprenditori costituiscono un’organizzazione comune per svolgere alcune fasi delle loro attività. I loro organi garantiscono il coordinamento delle imprese e il rispetto degli obblighi. La forma scritta è richiesta, pena nullità, e ha una durata di dieci anni, e non ha personalità giuridica. Sono previsti un fondo (costituito dai contributi delle imprese) e un bilancio consortili. Gli organi del consorzio assicurano che l’impresa adempia agli obblighi assunti e coordinano l’attività d’impresa per razionalizzarla.

Antitrust


L’ammissibilità dei patti di non concorrenza esiste solo se non si mira a creare una situazione di monopolio o limiti pesantemente la libertà di concorrenza. La CE fissa norme specifiche per evitarlo, la normativa antitrust, che a livello europeo vuole evitare le concentrazioni di imprese che bloccano l’accesso al mercato delle altre.
In Italia, la legge antitrust arriva nel 1990 ed è una serie di norme tutelanti la libera concorrenza del mercato.
a) Vieta intese con cui più imprenditori si accordano limitando l’offerta e alzando il prezzo del prodotto, impedisce e ostacola la spartizione del mercato, che impedisce l’ingresso di altre imprese e prevede l’accordo tra due imprese di non farsi concorrenza.
b) Vieta la concentrazione di imprese (fusioni, corporazioni, etc.) volta a rafforzare posizioni dominanti con il rischio di ridurre o eliminare la concorrenza.
Se due imprese si vogliono unire devono comunicarlo all’autorità garante della concorrenza e del mercato, che potrà o no dare l’autorizzazione.
L’autorità garante è un organo collegiale composto da un presidente di nota indipendenza (non legato fortemente ad un’ideologia politica) e che deve aver ricoperto una carica istituzionale rilevante, e da 4 membri nominati dai presidenti di Camera e Senato scelti tra alti magistrati, professori di economia, la cui carica ha mandato di 7 anni e non ripetibile.
c) Vieta l’abuso della posizione dominante di un’impresa verso le altre: l’autorità garante controlla la corretta applicazione della legge e sanziona l’impresa inadempiente, che può far ricorso circa il provvedimento.

GEIE (Gruppo europeo d’interesse economico)
: è una forma associativa volta a gestire dei servizi. Riguarda imprenditori e liberi professionisti che per far crescere la propria attività gestiscono insieme ad altri servizi ed attività. Lo scopo è quello di sviluppare l’attività economica dei membri: se realizza utili, questi vengono spartiti e tassati. Le attività devono essere collegate a ciò che fa ognuno e dev’essere utile. Stipula un’intesa simile ad un consorzio, è riconosciuto ma deve attenersi alla normativa.
Non può avere più di 500 membri e può essere formato da società, enti giuridici e persone fisiche che svolgano un’attività professionale agricola, industriale o commerciale, e devono esserci almeno 2 membri comunitari e un residente.
Nel contratto si indicano sede, oggetto, durata, nome, numero e residenza dei membri. Deve avere forma scritta ed essere registrato presso l’ufficio della sede legale di ogni stato membro: così, potrà avere personalità giuridica: nascita ed estinzione sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale della comunità. Anche la sede legale del gruppo dev’essere in uno stato dell’UE.
Il GEIE ha due organi: uno collegiale per le decisioni, e gli amministratori, che agiscono in nome e per conto dei membri, impegnandoli verso i terzi anche per quegli atti che non potrebbero compiere. Ogni membro ha un solo voto: alcuni possono averne di più, ma nessuno deve detenere la maggioranza.
Per costituirlo non serve versare capitale, i membri possono ricorrere ad altri mezzi di finanziamento. Se non è scritto diversamente nell’atto costitutivo, l’utile viene diviso in parti uguali, e ogni membro è responsabile solidalmente e completamente delle obbligazioni.

Concorrenza sleale

: Pratiche scorrette che sviano la clientela e/o la ingannano. L’atto di concorrenza sleale è un atto con cui un imprenditore si avvantaggia illecitamente a danno di altri: è repressa dalla legge nell’interesse degli imprenditori, non dei consumatori.
Per legge, sono atti di concorrenza sleale tutti quegli atti:
- Volti alla confusione: segni distintivi come il marchio confondibili, imitazione servile, concorrenza parassitaria.
- Di denigrazione: un imprenditore fornisce ai terzi notizie false o verità distorte, volte a screditare la reputazione ed il prodotto di un altro.
- Di vanteria: quando un imprenditore si appropria dei pregi e dei meriti di un altro prodotto. Vanteria e denigrazione si collocano anche nella pubblicità comparativa.
- Non conformi alla correttezza professionale: si rifanno alla prassi commerciale, ed includono: spionaggio industriale, storno di dipendenti (sottrazione sistematica di dipendenti da un’azienda), boicottaggio (stipula accordi volti ad escludere un’impresa da contratti o far sì che abbia più imposte) e il dumping (vendita di un prodotto a prezzi bassi, che provoca una guerra dei prezzi per far uscire l’impresa più debole dal mercato).
L’imprenditore vittima di concorrenza sleale può ricorrere all’azione inibitoria, ovvero la cessazione del comportamento da parte dell’altro, la promessa di non rifarlo, il risarcimento in caso di dolo o ammissione pubblica dell’atto e annullamento degli effetti.
La legge stabilisce per questi casi la presunzione negativa di colpa: ovvero, si presume che il denunciato sia colpevole. Inoltre è relativa, ed è prevista l’inversione legale dell’onere della prova: spetta al denunciato provare di essere innocente.

Pubblicità ingannevole:

Va a danno dei consumatori, e la legge del 1992 fissa dei limiti per evitare pubblicità che ingannino i consumatori, ovvero:
- La pubblicità dev’essere veritiera, palese e corretta;
- È vietata la pubblicità subliminale;
contro la pubblicità ingannevole si può fare ricorso all’autorità garante, che ne vieterà la messa in atto.
Dal 2005 è inoltre prevista la trasparenza pubblicitaria, e il codice di autodisciplina pubblicitaria, redatto dagli stessi pubblicitari, è stato approvato. Preposto al controllo dell’applicazione del codice è il Gran Giurì, organo collegiale cui si possono rivolgere imprenditori e consumatori.

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