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Cassa integrazione guadagni



L’azienda insolvente può servirsi di apposite procedure concorsuali previste dall’ordinamento (concordato preventivo, accordo di ristrutturazione del debito, ecc.), nella speranza di sostituire alla liquidazione la semplice cessione dell’attività. Ovviamente, nel tempo necessario a effettuare il salvataggio dell'impresa, deve essere possibile far ricorso alle risorse garantite dagli ammortizzatori sociali.
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La legge Fornero e il Jobs act hanno innovato la materia. La principale novità ha riguardato l’introduzione dell’ASPI (assicurazione sociale per l’impiego), poi rinominata dal Jobs act Naspi (la N sta per «nuova»). Una norma del 2015, inoltre, a intimato ai datori di lavoro beneficiari di aiuti statali di restituire le somme percepite nel caso in cui riducano il personale per più del 50% entro cinque anni dalla data di investimento del denaro ottenuto.

Il principale ammortizzatore sociale è la cassa integrazione guadagni (CIG), che può essere ordinaria o straordinaria. La CIG viene erogata in presenza di eventi aziendali critici: in questo caso l'imprenditore può ridurre l'orario di lavoro dei propri dipendenti oppure sospenderli dal lavoro, senza corrispondere il relativo stipendio. Questa prerogativa è lecita solo se l’imprenditore ha accesso alla cassa integrazione guadagni, attivabile solo in alcune ipotesi:
- se ricorrono le causali oggettive di intervento della CIG (cause integrabili);
- se la CIG è proposta dall’impresa all'organismo pubblico competente dopo aver consultato il sindacato, ovviamente la domanda è valida solo se accolta.
La decisione di sospendere i lavoratori, quindi, deve essere seguita dall'emanazione di un provvedimento amministrativo che autorizzi un dato numero di dipendenti dell’azienda ad accedere alle prestazioni della CIG.