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Irrogazione e impugnazione della sanzione lavorativa


L’attuazione della procedura sanzionatoria all’interno degli enti pubblici può avere due esiti diversi:
- irrogazione della sanzione o archiviazione del procedimento: il procedimento di regola deve concludersi entro 120 giorni dal momento in cui è stato contestato l’addebito. Esso può terminare con la sua archiviazione o con l’irrogazione della sanzione.
In caso di falsa attestazione delle presenze il procedimento deve invece concludersi entro 30 giorni. L’irrogazione della sanzione può (e in alcuni casi deve) essere affiancata dalla denuncia del fatto al Pubblico Ministero (se vi è il fumus di un reato) o dalla segnalazione alla procura regionale della Corte dei Conti (se sussistono gli estremi di una responsabilità contabile). Gli atti del procedimento debbono essere trasmessi, altresì, all’Ispettorato per la funzione pubblica.
A prescindere dall’irrogazione della sanzione o dall’archiviazione del procedimento, il lavoratore imputato può impugnare la sanzione:
- impugnazione della sanzione: a differenza di quanto accade nel lavoro privato, in quello pubblico l’impugnazione della sanzione può avvenire solo dinanzi al giudice. I contratti collettivi possono solo prevedere procedure di conciliazione (preventive all’adozione della sanzione) che possono concludersi con un patteggiamento, per effetto del quale la sanzione concordata tra le parti non è impugnabile.
In generale, la violazione dell’iter richiesto per la contestazione dell’addebito e per la conclusione del procedimento determina la nullità dell’eventuale sanzione disciplinare; diversamente, la violazione di altri termini non dà luogo a nullità.
In sintesi, dunque, è possibile affermare che lavoro privato e pubblico prevedono numerose differenze per ciò che attiene all’esercizio del potere disciplinare e alla procedura sanzionatoria che ne consegue.
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