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Interruzione dello stato vegetativo


Le disposizioni costituzionali delineano l’assoluta preminenza del diritto alla vita. Per questo motivo, di regola bisogna privilegiare la continuazione dell’esistenza, anche nel caso in cui ci si trovi in una condizione critica o, peggio, irreversibile. In specifici contesti, peraltro, la vita può essere «spenta»: ciò accade nel caso di coma vegetativo irreversibile.

La giurisprudenza si è chiesta cosa fare nel caso in cui il paziente non abbia manifestato alcuna volontà documentata (come nel noto caso di Terri Schiavo negli Stati Uniti). In Italia una sentenza della Corte di cassazione (cass. civ., sez. I, 16 ottobre 2007, n. 21748), in riferimento al caso di Eluana Englaro, in stato vegetativo permanente da quindici anni, ha deciso che il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare l’interruzione del trattamento sanitario in presenza di due circostanze concorrenti: a) che «la condizione di stato vegetativo del paziente sia irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione»; b) che «sia univocamente accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento». Ove l’uno o l’altro presupposto non sussista, deve invece essere negata l’autorizzazione dovendosi dare «incondizionata prevalenza al diritto alla vita, indipendentemente dalla percezione, che altri possano avere, della qualità della vita stessa». La decisione suscitò polemiche tanto da indurre Camera e Senato a sollevare un (inedito) conflitto di attribuzione nei confronti della Corte di cassazione, sulla base della convinzione che questa non avesse interpretato il diritto vigente ma creato nuovo diritto. La Corte costituzionale, tuttavia, lo dichiarò inammissibile in quanto i provvedimenti censurati avevano tutte le caratteristiche degli atti giurisdizionali, con efficacia solo per il caso di specie (ord. 334/2008).
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