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Interpellanze



Le interpellanze sono domande per sapere dal governo perché si è comportato in un certo modo e cosa intende fare in ordine a questo o quell’aspetto della sua politica. Esse preludono a un giudizio politico. Infatti, l’interpellante può illustrarle, può replicare più a lungo che nel caso dell’interrogazione, può presentare una mozione per innescare un dibattito vero e proprio (cui quindi anche gli altri parlamentari possono partecipare), al termine del quale la camera detta suoi indirizzi.


Quanto agli strumenti di informazione a disposizione delle commissioni, anche in sede congiunta delle due Camere, esse possono svolgere audizioni, chiedendo che i ministri vengano a riferire su qualsiasi questione politica e amministrativa o che intervengano dirigenti delle pubbliche amministrazioni. Audizioni anche di altri soggetti (esperti in determinate materie) si svolgono nel corso dell’istruttoria che le commissioni competenti svolgono per l’esame dei progetti di legge ad esse assegnati.
Inoltre, le commissioni possono disporre indagini conoscitive, cioè serie coordinate di audizioni, che sono stenografate e si concludono con un documento sui risultati acquisiti, alle quali invitare qualsiasi persona reputata in grado di fornire elementi che possano risultare utili. Non c’è persona che, a titolo personale o in rappresentanza di istituzioni, enti, associazioni, imprese, le commissioni non possano ascoltare in una forma o nell’altra.
La Costituzione prevede la possibilità per le Camere di istituire commissioni d’inchiesta. L’art. 82 stabilisce che queste abbiano per oggetto materie di pubblico interesse; siano composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi; dispongano degli stessi poteri e siano sottoposte alle stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.