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Inquadramento e mansioni nel lavoro pubblico


Nel lavoro pubblico, la disciplina relativa all’inquadramento e all’assegnazione delle mansioni lavorative si distingue da quella vigente nel lavoro privato.
Le categorie dei lavoratori pubblici si conformano all’articolo 2095 c.c., però non contemplano la figura lavorativa del quadro. Il dirigente occupa una posizione rilevantissima: egli è considerato la chiave di volta della riforma delle pubbliche amministrazioni.

La disciplina relativa al ruolo dei dirigenti è contenuta nel d.lgs. 165/2001, il quale prevede l’istituzione dei dirigenti in ogni amministrazione statale.
Nella maggior parte dei casi, il ruolo dirigenziale si articola in due fasce:
- l’accesso alla prima fascia è regolato da appositi concorsi. Al suo interno si collocano anche i dirigenti di seconda fascia che abbiano gestito impeccabilmente uffici dirigenziali per almeno cinque anni;
- l’accesso alla seconda fascia può avvenire tramite concorso pubblico o per ammissione al corso di selezione bandito dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.
Il dirigente che vince il concorso per la prima o la seconda fascia stipula con la pubblica amministrazione un contratto a tempo indeterminato. In questo contratto, però, il concreto contenuto delle attività assegnate al dirigente è specificato tramite l’assegnazione di incarichi a tempo determinato. Gli incarichi vengono assegnati in funzione delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente e dei risultati da egli conseguiti in precedenza.
L’incarico è conferito mediante un provvedimento unilaterale dell’amministrazione, che secondo la giurisprudenza ha natura privatistica. Per questo motivo, eventuali impugnazioni del suddetto provvedimento devono essere proposte dinanzi al giudice ordinario).
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