Video appunto: Indennità di vacanza contrattuale

Indennità di vacanza contrattuale



Secondo il protocollo del 1993, tre mesi prima della scadenza del CCNL le parti sociali dovevano incontrarsi per avviare le trattative volte al rinnovo del contratto. Per evitare che le trattative durassero troppo, il protocollo aveva previsto un apposito istituto: l’indennità di vacanza contrattuale.
Essa comportava un aumento della retribuzione. Se Il termine vacanza indicava la vacatio tra la scadenza e il rinnovo: se questa si prolungava oltre 3 mesi, l’aumento era pari al 30% del tasso di inflazione programmato; se si protraeva oltre 6 mesi, l’aumento era pari al 50%.
Il protocollo prevedeva anche una clausola di tregua sindacale: nei 3 mesi precedenti alla scadenza del contratto e per quello successivo le parti non potevano assumere iniziative unilaterali né procedere ad azioni dirette, come lo sciopero e la serrata. Se una delle parti violava la clausola era punita con l’anticipazione di tre mesi del termine a partire dal quale decorreva l’indennità di vacanza contrattuale. Queste regole sono state modificate dal’A.Q. del 2009 e dall’Ai del 2011:
- L’indennità di vacanza contrattuale è stata sostituita con una copertura economica aleatoria;
- le proposte per il rinnovo del CCNL possono essere presentate entro 6 mesi prima della scadenza.

Il contenuto dei patti individuali di lavoro è influenzato e in parte determinato da quello dei CCNL, che per questo sono definiti fonti eteronome. Ciò significa che ogni modifica del CCNL si ripercuote direttamente sul contratto individuale di lavoro.
Quindi, durante il periodo di vacanza contrattuale il patto siglato fra datore e lavoratore resta in parte scoperto, ciò è problematico soprattutto sotto il profilo retributivo. La giurisprudenza ha stabilito che, in attesa dell’entrata in vigore del nuovo contratto, può essere pattuita a livello individuale una retribuzione inferiore rispetto a quella prevista dal CCNL scaduto: anche in questo caso, tuttavia, bisogna sempre garantire un trattamento economico proporzionato e sufficiente (art. 36 Costituzione).