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Il Governo è un organo costituzionale complesso, perchè formato da altri organi: un Presidente del Consiglio, i Ministri e, composto dai due precedenti, il Consiglio dei Ministri. Essi sono gli organi necessari per il Governo, ma ciò non esclude che la legge possa individuarne anche altri. Per esempio ministri senza portafoglio, viceministri del consiglio, etc. Tutti organi non necessari, la cui esistenza è permessa a patto che essi non invadano le competenze di quelli necessari.

Formazione
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di esso, i Ministri. La Costituzione non prevede altro sulla formazione del Governo. La fase di formazione del Governo si è nella prassi arricchita di altre fasi, nate in virtù di convenzioni e consuetudini costituzionali. Si inseriscono nel processo prima della nomina. Sono:
1. Accettazione con riserva delle dimissioni del precedente governo. Avvengono anche in seguito a nuove elezioni, sempre, per prassi. Il Presidente della Repubblica le accetta appunto con riserva, ne senso che invita il Governo a rimanere in carica per gli affari correnti. Non si crea così nessun vuoto di potere.

2. Scelta del Presidente del Consiglio. Il Presidente della Repubblica passa attraverso una fase di consultazioni: convoca al Quirinale prima i presidenti delle due camere e poi i presidenti dei gruppi parlamentari al fine di verificare chi possa essere il soggetto più idoneo a ricoprire la carica, cioè chi sarà in grado di avere al fiducia delle due camere. Tale scelta varia molto in base alla situazione politica. Il potere del Presidente della Repubblica diventa più ampio quando manca una maggioranza certa, perché ha maggiore autonomia decisionale
3. Conferimento dell’incarico. Al termine delle consultazioni il Presidente della Repubblica convoca la persona in oggetto e gli conferisce l'incarico, per via orale. Generalmente l'incaricato si riserva di accettare. A questo punto svolge lui una serie di contatti con i partiti politici per vedere se è possibile formare un nuovo Governo. Poi torna dal Presidente della Repubblica che scioglie la riserva. Quindi il nuovo Presidente del Consiglio porta la lista dei ministri da proporre. Seguono i decreti di nomina:
a) Decreto di accettazione: si accettano le dimissioni del Governo uscente, controfirmato dal Presidente del Consiglio nominato
b) Decreto di nomina del Presidente del Consiglio, controfirmato da egli stesso
c) Decreto di nomina dei singoli Ministri, controfirmato dal Presidente del Consiglio.
L'ultimo passaggio è il giuramento davanti al Presidente della Repubblica con precisa formula.
Il procedimento di formazione del Governo è concluso, esso può subito iniziare ad esercitare le sue funzioni, anche se per la pienezza dei suoi potere è necessaria la fiducia parlamentare. Se il Governo appena nominato non ottiene la fiducia, è costretto a dimettersi. Inizia quindi un nuovo procedimento di consultazioni. Può anche presentarsi l'opzione dello scioglimento anticipato delle camere. A gestire il periodo elettorale e in ogni caso il Governo che ha giurato, anche se non ha ottenuto la fiducia (si tratta di un “governo elettorale”).

Il Governo può venire meno:
1. Crisi parlamentare: viene meno il rapporto fiduciario (mozione di sfiducia, voto contrario a questione di fiducia).
2. Crisi extraparlamentare: dimissioni spontanee del governo, libere, non obbligate da voti di sfiducia, ma determinate da questioni politiche che ledono l'accordo di maggioranza in modo irreversibile. Possono essere presentate sia dal Governo in modo collegiale o dal Presidente del Consiglio.
Il rapporto di fiducia può venir meno anche nei confronti di un singolo ministro (previsto dal regolamento delle camere). È un voto di sfiducia individuale. Visto che non esiste il potere di revoca, questa è l'unica possibilità perchè il mandato di un ministro termini in anticipo. A livello teorico gli studiosi si interrogavano sull'ammissibilità di questo fenomeno. Una volta che si fu presentato il caso concreto (1996) la Corte Costituzionale si pronunciò al riguardo, affermando che tale fenomeno rappresenta un istituto "connaturale" della forma di governo parlamentare. Il ministro si deve dimettere, ma in caso di violazione dei regolamenti può ricorrere alla Corte.

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