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Formazione del Consiglio dei ministri dell’UE


Il TFUE prevede due formazioni (sottocategorie) principali del Consiglio dei ministri dell’Unione europea: il Consiglio «affari generali», composto dai ministri degli esteri o degli affari europei, e il Consiglio «affari esteri», composto dai ministri degli esteri. Le altre formazioni, stabilite con decisione del Consiglio europeo, sono attualmente otto: ad esempio, il Consiglio Ecofin, composto dai ministri economici e finanziari.
All’interno dell’Ecofin è costituito l’Eurogruppo, organo che si riunisce «a titolo informale», composto dai ministri dei 19 stati membri che hanno adottato l’euro, con un suo presidente in carica per due anni e mezzo (prot. n. 14).

Il Consiglio affari esteri è presieduto dall’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che si avvale di un servizio diplomatico denominato servizio europeo per l’azione esterna (artt. 18 e 27 Tue). La presidenza delle altre formazioni del Consiglio è invece affidata a turno ai rappresentanti di ciascuno stato membro per un periodo di sei mesi, secondo un sistema di rotazione paritaria (nel 2018 Bulgaria da gennaio a giugno, Austria da luglio a dicembre, nel 2019 Romania e Finlandia). Così ogni paese presiede il Consiglio per un semestre ogni 13-14 anni (ecco perché si tratta di un’occasione assai importante, almeno sotto il profilo dell’immagine, ed ecco perché il Trattato di Lisbona ha scelto di mantenere almeno in parte tale sistema, configurando una sorta di doppia presidenza dell’Unione).

Il Consiglio:
1. esercita, insieme al Parlamento europeo, la funzione legislativa e la funzione di bilancio;
2. definisce e coordina le politiche dell’Unione;
3. garantisce il coordinamento e la sorveglianza delle politiche economiche, adottando «indirizzi di massima» (art. 121 Tfue); raccomanda le necessarie misure in caso di «disavanzo eccessivo»: se lo stato interessato non provvede, può intimargli di farlo ed eventualmente sanzionarlo (art. 126 Tfue);
4. prende le decisioni relative alla politica estera e di sicurezza comune «in base agli orientamenti generali e alle linee strategiche definiti dal Consiglio europeo»; decide sulle questioni aventi implicazioni militari, ad esempio l’invio di missioni all’estero (art. 26 Tue).

La regola decisionale ordinaria è la maggioranza qualificata: questa si ottiene con il 55% degli stati membri (oggi 16 su 28, domani 15 su 27), i quali rappresentino anche almeno il 65% della popolazione dell’Unione. Non è però ammesso che tre soli stati blocchino le decisioni anche se la loro popolazione supera il 35%. Ciò serve a evitare che tre dei quattro maggiori stati si accordino per costituire una minoranza di blocco: bisogna essere almeno in quattro. Se la proposta di deliberazione non è della Commissione, occorre invece che si esprima a favore il 72% degli stati (oggi 21, domani 20).
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