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Età giuridica preirneriana


Nel XII secolo l’Italia e l’Europa si schiusero a quello che è stato definito «il rinascimento giuridico medievale», un’età caratterizzata dalla pacificazione tra i popoli e dall’esigenza di affiancare al diritto germanico, ordinato e razionalizzato nel Libro di Pavia e nel Liber legis Longobardorum, il diritto giustinianeo.
Il diritto, fino ad allora fondato sulle consuetudini franche e longobarde, si sviluppò in maniera più rigorosa, guardando in maniera più urgente alla necessità di dar vita a strumenti certi ed esatti mediante cui fosse possibile regolamentare i bisogni legati al grande sviluppo economico, scientifico e soprattutto industriale: in questo contesto riemersero i manoscritti del diritto romano giustinieaneo, in grado di colmare le numerosissime lacune di cui era privo il diritto sostanziale.
Una delle principali conseguenze della riforma gregoriana sul piano giuridico fu la «riesumazione» di parte della compilazione giustinianea. Al momento della sua stesura, la compilazione non aveva avuto il tempo, a causa dell’invasione della penisola italiana da parte dei longobardi (568), di radicarsi profondamente nell’uso delle popolazioni italiche, tanto che il Codex Teodosianus, precedente di almeno un secolo, continuava a rimanere il simbolo del diritto romano, al quale si dava obbedienza come una vera e propria consuetudine: del codice giustinianeo era rimasta solo la memoria di una serie ristretta di Constitutiones, ritenute necessarie per soddisfare le modeste esigenze di una società semplice dove i rapporti giuridici erano elementari e la dimensione negoziale era ridotta ai minimi termini. La riforma gregoriana diede luce ai manoscritti della compilazione giustinianea. La maggior parte delle norme in essa contenuta era stata giudicata poco pratica e dunque non applicabile.
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