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Estensione temporale della prestazione lavorativa


Uno degli elementi caratterizzanti del rapporto lavorativo è l’estensione temporale della prestazione. Questa estensione deve rispettare dei limiti (come la definizione dell’orario giornaliero e settimanale) al fine di tutelare l’integrità del lavoratore e conciliare la vita professionale con quella personale.

Nel corso della giornata, la prestazione può essere distribuita su un massimo di 3 turni: mattina; pomeriggio e notte.
Negli anni recenti, l’imperversare della disoccupazione ha incentivato la tendenza a favorire o persino ad imporre riduzioni generalizzate dell’orario di lavoro, al fine di distribuire fra il maggior numero possibile di persone le occasioni occupazionali a disposizione. Questa fattispecie risponde al modello «lavorare meno per lavorare tutti».
L’articolo 36.2 della Costituzione italiana impone la necessità di stabilire, per legge, un limite alla durata massima della giornata lavorativa.
Secondo una legge del 1923, l’orario lavorativo poteva avere una durata massima di 8 ore giornaliere e quarantotto settimanali. L’introduzione della cosiddetta «settimana corta», però, ha gradualmente abbassato l’orario settimanale medio a 40 ore.
Le disposizioni contenute nella legge del 1923 hanno mantenuto la propria efficacia fino all’adozione della direttiva europea 104/1993, che ha sollecitato gli Stati a riformare la disciplina inerente gli orari di lavoro.
In Italia, la recezione della direttiva è stata discontinua e graduale:
- l’articolo 13 della legge 197/1996 (legge Treu) ha ridotto l’orario settimanale da 48 a 40 ore;
- il decreto legislativo 66/2003 ha demandato ai CCNL la facoltà di derogare gli orari legali di lavoro. La fonte normativa ha anche posto limiti temporali all’impiego dei lavoratori, al fine di tutelare la loro salute. In particolare, il d.lgs. ha stabilito che la violazione dei suddetti limiti può dar luogo, oltre a richieste di risarcimento, anche all’irrogazione di sanzioni amministrative da parte dell’Ispettorato del lavoro.
Lo sviluppo di nuove forme di lavoro (come lo smart work o il lavoro interinale) ha modificato profondamente la disciplina in materia di orari lavorativi.
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