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Contenuto e caratteristiche della prestazione


Nel mondo romano, la prestazione costituiva il contenuto (substantia) dell’obbligazione. Essa presenta un contenuto e delle caratteristiche.
Il contenuto consiste nel dare, fare e prestare. Dare allude all’obbligo di trasferire la proprietà o di costituire un diritto reale minore; ciò avveniva, ad esempio, nel stipulatio dari o nel legato per damnationem; nella formula dell’actio in personam, il verbo dare viene accostato dal verbo oportere, al fine di indicare che il convenuto è tenuto (oportere) al trasferimento della piena proprietà e del possesso di una cosa corporale (rem dare). Fare allude a compiere una prestazione diversa dal dare e dal qualsivoglia contenuto; il suo esatto contrario è il non fare, cioè l’astenersi dal fare qualcosa. Prestare, invece, è un composto (praes stare) che vuol dire «essere responsabile o stare garante per».
Come stabilito dall’articolo 1346 del codice civile italiano, la prestazione deve essere possibile, lecita, determinata o determinabile e deve avere carattere o contenuto patrimoniale.

Possibilità

La possibilità della prestazione trova il suo contrario nell’impossibilità a eseguire la suddetta prestazione. Se, addirittura, la prestazione fosse impossibile ab origine, non potrebbe mai sorgere l’obbligazione (stipulatio inutilis). L’impossibilità può avere natura fisica o giuridica: fisica nel caso in cui si richieda una prestazione inattuabile dal punto di vista concreto (come, ad esempio, ricostruire le torri gemelle in 10 minuti); l’impossibilità, invece, è giuridica quando un soggetto è obbligato, ad esempio, a trasferire la proprietà di un bene extra commercium.

Illiceità

La prestazione deve essere anche lecita, cioè conforme all’ordine pubblico e al bonos mores, dunque alle consuetudini.
Esistono due distinte tipologie di illiceità: la prestazione può essere illecita per l’oggetto o per la causa.
Promettere a un soggetto 100000 euro affinché egli uccida un terzo, uccidere è l’oggetto della prestazione: esso è un oggetto illecito, dunque la prestazione è illecita per l’oggetto (esempio chiesto all’esame).
Dire, invece, dammi 100000 euro affinché io non ti uccida: in questo caso l’illiceità risiede nello scambio fra il non uccidere e una somma di denaro; ottenere un compenso per il non uccidere a cui chiunque è già tenuto in forza dell’ordinamento giuridico costituisce una prestazione che è illecita per la causa (ad essere illecito, infatti, è lo scambio di denaro per svolgere un’attività per cui è già preposto sulla base di quanto disposto dalla Costituzione).
In questo caso, dunque, l’oggetto (non uccidere) è lecito, mentre la causa è illecita. La stipulatio è formalmente valida per il diritto civile; tuttavia essa può essere neutralizzata dal pretore, che può concedere un’exceptio.
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