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Efficacia dei contratti sindacali


Alla legge è vietato conferire efficacia erga omnes a contratti stipulati dalle associazioni sindacali. Infatti, dopo aver legittimato «in via provvisoria» la legge 741 del 1959 – che aveva conferito tale efficacia a diversi contratti collettivi – con la sent. 106/1962 la Corte dichiarò incostituzionale la legge 1027 del 1960 che voleva prorogarla (v.
poi sentt. 70/1963, 88/1965, 105/1969). La legge può (anzi deve) tutelare le posizioni deboli, ma non può comunque intervenire squilibrando l’attività negoziale a favore di una parte.
La Costituzione, tuttavia, non si oppone a qualsiasi intervento legislativo che assegni ai contratti collettivi una efficacia superiore a quella normale dei contratti inter partes, ma non consente che attraverso l’efficacia erga omnes si attribuisca il monopolio della rappresentanza ad alcuni sindacati rispetto ad altri
Sono consentiti alla legge limitati «riconoscimenti» ai contratti collettivi, purché l’efficacia delle clausole richiamate derivi dalla legge stessa ed esse siano volte solo a integrarne i contenuti (ad esempio, per la rimodulazione degli orari di lavoro, per le prestazioni di lavoro straordinario, per le assunzioni o il licenziamento di manodopera senza rispettare determinati obblighi ecc.). Tali contratti potevano essere riconosciuti se stipulati dai sindacati maggiormente rappresentativi: ma questa nozione, prevista dall’art. 19 dello statuto dei lavoratori (l. 300/1970) e valorizzata dalla Corte costituzionale, è stata abrogata da un referendum nel 1995.
L’insieme di questi elementi porta una parte della dottrina a considerare gli attuali contratti collettivi come fonti extra ordinem , diverse dalle fonti previste nel secondo comma dell’art. 39.
Non coincidenti sono le conclusioni cui si può giungere per i contratti relativi al lavoro nelle pubbliche amministrazioni. Nella disciplina del rapporto di lavoro pubblico è possibile individuare tre fasi: la fase del dominio della legge; la fase del «condominio» fra la contrattazione e la fonte normativa secondaria (appositi regolamenti); la fase della contrattualizzazione piena (sommariamente chiamata «privatizzazione del pubblico impiego»).
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