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Effetto autorizzatorio del bilancio statale



Il Parlamento, approvando il disegno di legge governativo (ma potendo anche modificarlo con propri emendamenti, seppure entro certi limiti e con alcune condizioni) “autorizza” il Governo stesso a gestire le entrate e le spese pubbliche ed impone al contempo al Governo (cioè a tutte le amministrazioni statali) una limitazione: infatti il Governo potrà gestire le spese (quindi impiegare le entrate finanziarie per determinati scopi) soltanto entro i limiti quantitativi e qualitativi segnati dal bilancio stesso.
(In altre parole il Governo potrà spendere soltanto se e quanto le Camere lo hanno autorizzato a fare, e soltanto per i fini indicati nella legge di bilancio).
Qualsiasi variazione alla legge di bilancio dovrà essere approvata, almeno in linea di principio, dal Parlamento stesso.
Questo effetto di “limite” prodotto dall’approvazione parlamentare del bilancio “con legge”, evoca, ovviamente, il principio di legalità dell’azione amministrativa.

L’azione delle P.A è sempre sotto l’egida della legge, a cominciare proprio dalla legge di bilancio, perché qualsiasi attività, azione, atto, o procedimento amministrativo sottintende che vengano iniziate, condotte e concluse apposite procedure contabili-amministrative di gestione delle spese necessarie per realizzare quelle attività, procedure che possono attivarsi solo se e nella misura in cui siano state autorizzate dalla legge di bilancio.