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Domicilio - Concetto giuridico e limitazioni legittime


Nell’ambito delle libertà personali rientra anche l’articolo 14, il quale definisce «inviolabile» il domicilio. In relazione a tale articolo, il domicilio rileva sia nell’ambito del diritto privato, sia nella sfera penale. Oltre ad essere definito dal Codice civile e penale, il domicilio ha una grande rilevanza anche sul piano fiscale e anagrafico.
Il domicilio anagrafico non corrisponde sempre con quello fiscale: si pensi, ad esempio, agli studenti fuori sede che vivono in una città diversa da quella in cui è presente il loro domicilio anagrafico.
La distinzione tra domicilio anagrafico e fiscale non ha una pregnanza costituzionale; diverso è il caso della concezione civilistica e di quella penalistica. Il Codice civile del 1942 è il risultato della commistione tra il precedente Codice civile e il Codice di commercio: nel Codice del 1942, dunque, confluiscono i diritti dei privati e quelli delle attività di imprese.
La nozione di domicilio espressa dal codice civile risente di questa commistione: il codice sancisce che «il domicilio di una persona e' nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi».
il Codice penale, invece, fornisce una definizione di domicilio negli articoli che prevedono i reati contro l’inviolabilità della dimora. Nel codice penale emerge la concezione di domicilio in conformità al concetto di privata dimora.
Si pensi, ad esempio, a chi si reca qualche settimana all’anno in una casa diversa da quella in cui vive abitualmente. La saltuaria frequenza del secondo domicilio da parte di chi ne è titolare non ne consente la violabilità, sebbene questa non sia la sede principale degli affari e degli interessi del proprietario.
La nozione di domicilio prevista dall’articolo 14, dunque, non è quella civilistica, bensì quella penale: la prospettiva penalistica definisce domicilio «qualunque luogo in cui, a qualunque titolo, un soggetto ha diritto di rinchiudersi separandosi dall’esterno per svolgere la sua personalità». La precisazione «a qualunque titolo» evoca l’universalità dell’inviolabilità di qualsivoglia forma di domicilio: la casa di cui si è proprietari; un domicilio temporaneo (una casa in affitto); una «dimora» occasionale (la stanza di un albergo), ecc.
L’articolo 14 prevede la perquisizione domiciliare secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Dunque, sebbene cambino sia l’oggetto di tutela, sia i modi e i casi di applicazione, la procedura di violazione domiciliare è svolta in conformità a quanto sancito dall’articolo 13.
Il terzo comma dell’articolo 14, però, sembra dettare una disciplina parzialmente diversa da quelle evocata dall’articolo 13. Esso sancisce che «gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali». Le suddette leggi speciali prevedono appunto una disciplina diversa da quella prevista ex articolo 13. Il fatto che il terzo comma preveda un regime in deroga ma richiami leggi speciali consente di capire che non viene meno la riserva di legge (tale regime è comunque regolamentato da una legge), bensì la riserva giurisdizionale: nell’ambito della violazione della libertà personale, salvo casi di necessità e d’urgenza è prevista l’autorizzazione del giudice; ciò non accade in caso di «violazione» domiciliare per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali.
Si pensi, ad esempio, alla ben nota visita fiscale. Il medico inviato dall’INPS (istituto nazionale previdenza sociale) non dovrà essere munito di atto motivato del giudice poiché l’ambito fiscale è annoverato tra le sfere di applicazione per cui l’ultimo comma dell’articolo 14 non prevede la riserva giurisdizionale.
La stessa situazione persiste nel caso di perquisizioni domiciliari a fini economici o sanitari (come ad esempio le ispezioni di locali e ristoranti o di attività commerciali al fine di monitorare le condizioni sanitarie o il bilancio economico).
In sintesi, la violazione del domicilio prevede la riserva di legge assoluta e la riserva di giurisdizione con la possibilità, solo in casi di necessità e d’urgenza, dell’intervento della pubblica amministrazione. In ulteriori casi, indicati dall’ultimo comma dell’articolo 14, è previsto l’intervento dell’amministrazione pubblica senza previa autorizzazione giurisdizionale.
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