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Concetto giuridico di bilancio finanziario



mentre i bilanci aziendali mirano a quantificare un profitto, cioè un guadagno sotto forma di capitale, il bilancio finanziario deve essere garantito un pareggio sotto il profilo della contabilità.
Parità contabile non vuol dire necessariamente parità finanziaria: di solito, anche se tutte le entrate eguagliano le spese, con riferimento ad alcune tipologie di spese è possibile rilevare differenze fra entrate e uscite (saldi finanziari o saldo strutturale).
È quindi possibile prendere in considerazione avanzi o disavanzi economici. In sostanza, per garantire un’assoluta corrispondenza fra contabilità entrante e uscente, il legislatore ricorre al debito pubblico (disavanzi), senza il quale il pareggio contabile non potrebbe essere formalmente garantito.

Il risultato totale (contabilità) è formalmente in perfetto equilibrio; i risultati parziali, cioè le singole partizioni che nel loro insieme danno vita all’intero bilancio, sono gravate da indebitamenti economici (disavanzi o saldi). Il saldo può essere negativo (in questo caso si tratta di un debito) o positivo (credito o profitto). L’Unione europea ha stabilito che il debito pubblico non può eccedere soglie determinate, di solito calcolate in base al prodotto interno lordo dello Stato.
Difficilmente il debito pubblico può rientrare fino a eliminare i disavanzi. Nell’ipotesi migliore, i disavanzi possono corrispondere perfettamente agli avanzi: ciò garantirebbe il perfetto bilancio non solo sotto il profilo contabile, bensì anche sul piano economico. Per quanto allettante, questo prospetto è in pratica pressoché impossibile da realizzare.
Nella legge di bilancio, la voce «flussi uscenti» attiene al valore economico dei fattori di produzione che le amministrazioni prevedono di impiegare per poter garantire servizi di natura sociale, lavorativa, ecc. A tal proposito si parla anche di «spese pubbliche».